"Rimpiango profondamente che il papa Leone XIV non si rechi a Tibhirine"
In occasione del viaggio del papa Leone XIV in Africa, e più particolarmente della sua visita oggi e domani in Algeria, abbiamo voluto ascoltare una voce diversa da quella del consenso generale che alcuni si sforzano di esibire. Dietro i discorsi ufficiali, questa intervista dà la parola a Monsignor Rey, antico vescovo della diocesi di Fréjus-Toulon, attento alla realtà vissuta dalle comunità cristiane sul luogo:
Perché avete co-firmato questo articolo nel JDD dedicato alla libertà religiosa minacciata in Algeria?
Conosco diversi cristiani arabi e cabili che si sono aperti a me e mi hanno espresso la loro visione delle cose. Sono molto sensibile alla loro testimonianza e alla situazione globale dei cristiani in Algeria, che siano cattolici, protestanti oppure ortodossi. Dunque sono sensibile alla situazione dei cristiani che cadono in una situazione di quasi persecuzione. In Algeria siamo testimoni di restrizioni nell'esercizio del culto e della pratica religiosa sempre più importanti. La libertà di credere deve essere rispettata, ho quindi colto questa occasione per esprimere insieme ad altre testimonianze questa convinzione che faccio mia.
Che cosa vi ispira la visita del papa e le parole del cardinale Jean-Paul Vesco?
Il cardinale Vesco parla di un incontro del sovrano pontefice con il popolo algerino, il che in sé è molto bene, ma bisogna anche saper mettere sul tavolo i soggetti di tensione e in particolare l'emarginazione delle comunità cristiane a seguito delle restrizioni legali che sono state recentemente decretate.
Che cosa pensate del fatto che il papa Leone XIV non si rechi a Tibhirine?
Rimpiango profondamente che questa tappa non abbia luogo mentre il martirio di tutti questi testimoni della fede segna la storia religiosa dei cristiani in Algeria. La legittima preoccupazione di promuovere la fraternità richiede che si sia trasparenti sulla situazione attuale dei cristiani che meritano di essere rispettati affinché possano vivere la loro fede in tutta libertà. Volendo essere troppo consensuali non si è più nella verità.
Come qualificate oggi la situazione dei cristiani in Algeria?
La pressione delle autorità attuali in Algeria non è ammissibile. Ciò del resto rispecchia il principio della laicità, nel senso più corretto del termine, che deve accettare che ciascuno possa esprimere la sua credenza o la sua non-credenza. È una distinzione che non viene fatta in Algeria oggi, è uno Stato che vuole imporre la fede musulmana.
È che il Vaticano sia consapevole di questa realtà?
Penso che le autorità della Santa Sede abbiano ricevuto testimonianze di comunità cristiane che sono profondamente ferite da questa situazione attuale. Il Vaticano cerca di intraprendere un cammino di dialogo ma bisogna anche che la diplomazia e il dialogo integrino ed evochino l'espressione delle difficoltà, delle prove e delle sofferenze.
Siete già stato in Algeria?
Sì, sono andato diverse volte, tra cui in pellegrinaggio a Tamanrasset sulle tracce del Beato Charles de Foucauld. Sono anche andato a Tibhirine, alcuni anni dopo il massacro dei monaci. Mi sono raccolto sulla loro tomba che si trova nell'enclos del monastero.
Dichiarazioni raccolte da Philippe Marie