(Illustrazione: Gabriel Sanz)

Converrebbe che riparassimo alle vicissitudini dell'esistenza di Noelia, quella giovane recentemente assassinata dal Leviatano. Secondo quanto ci narrano i cronisti sistemici, Noelia soffrì un'infanzia orrenda, con genitori indebitati o alcolisti o entrambi contemporaneamente, che non se ne presero cura come meritava o trascurarono la sua educazione. Non dubito che fosse la sua un'infanzia sofferente e che l'atteggiamento dei genitori le abbia lasciato ferite molto profonde. Ma certamente non furono ferite così profonde come quelle sofferte da Beethoven, il cui padre alcolista gli infliggeva bestiali botte e lo rinchiudeva in una cantina per giorni interi. O come quelle patite da Dickens, che dovette mettersi a lavorare appena dodicenne in una fabbrica di lucido, dopo che suo padre fu incarcerato per debiti, condannando la sua famiglia alla mendicità. O, infine, come le ferite sofferte da Chaplin, il cui padre alcolista abbandonò la famiglia prima di morire cirrotico perduto, lasciando i figli nelle mani di una madre ospite assidua del manicomio.

Per fortuna di Beethoven, Dickens o Chaplin, non esisteva un Leviatano 'protettore' che se ne facesse carico; e la sofferenza che impastò i loro giorni infantili fu feconda e li trasformò in geni. Per disgrazia di Noelia, la Generalitat della Catalogna decise «evitare i suoi soffrimenti», per il quale ritirò la custodia ai suoi genitori indebitati o alcolisti o entrambi contemporaneamente e la internò in un centro minorile, erigendosi a sua «protettrice». L'idiozia imperante tende a considerare che le istituzioni pubbliche siano i nostri angeli custodi; ma si tratta di una premessa completamente errata, una distorsione cognitiva grave. Le istituzioni pubbliche, in un regime politico iniquo come quello che soffriamo, sono al servizio del Leviatano; e il loro proposito primordiale è convertire la famiglia in un campo di Agramante. Il Leviatano moderno odia la famiglia perché sa che è un bastione di resistenza contro le sue ingerenze (da qui che abbia assottigliato la protezione del matrimonio e fomentato il divorzio, da qui che abbia incoraggiato la competizione tra i sessi e la rottura tra le generazioni, da qui che abbia esaltato le forme più capricciose di convivenza e innalzato l'aborto come diritto); e odia molto specialmente la potestà genitoriale, perché gli impedisce di esercitare una tutela completa sui bambini (da qui che ripetano con monomania psicopatica che «i figli non sono dei genitori»).

Situazioni familiari come quella che soffrì Noelia, così disastrosamente abituali nelle società che precedentemente sono state ridotte a polpa dal Leviatano, sono soltanto la scusa che il Leviatano impiega per assicurarsi la distruzione delle vite. Il Leviatano desira corrompere i nostri figli, desira distruggere la loro innocenza, desira contaminare le loro anime con ideazioni aberranti e disforiche; e nei figli di genitori conflittuali vede un'occasione perfetta per eseguire i suoi disegni.

Noelia fu una vittima del Leviatano, che fece in modo che fosse violentata in diverse occasioni; finché, sprofondata nella depressione, saltò da un quinto piano per togliersi la vita, restando malconcia per sempre, con dolori fisici apparentemente molto intensi, ma sicuramente minori del suo dolore morale. Così è come Noelia decise di ricorrere all'eutanasia al Leviatano che prima l'aveva allontanata dalla sua famiglia e rinchiusa in un centro minorile, che mai le offrì una tutela effettiva, che non le fornì i trattamenti adeguati per combattere il suo dolore. Se Noelia non fosse stata gravemente offuscata dal dolore, se non avesse sofferto di disturbi molto afflittivi, non avrebbe ricorso al Leviatano, responsabile di tutti loro; ma Noelia era per allora distrutta, l'avevano convertita in un relitto, e ricorse assurdamente allo scannatore responsabile della sua disgrazia, che ovviamente le concesse l'eutanasia, fingendosi compassionevole verso le sue sofferenze. Ma, in realtà, stava cancellando le prove del suo crimine.

Il Leviatano privò prima Noelia di una vita familiare degna di tale nome, fomentando forme di vita dissolute e fornendo ai suoi genitori tutti gli strumenti per convertire l'esistenza di sua figlia in un inferno anticipato. Poi, una volta privata dei legami comunitari naturali, il Leviatano le regalò una vita di solitudine e abbandono, trasformandola in carne triste, orfana di amore e facile preda di abusi, lasciando che uno sciame di disturbi mentali e pensieri torbidi la colonizzasse, fino a spingerla al suicidio. Ma Noelia non riuscì a uccidersi, piuttosto rimase mezzo paralizzata, trasformata in carne disperata, rottame umano a cui il Leviatano infuse perfidamente l'idea di prendere il controllo del suo destino. Poiché il Leviatano non poteva fornirle una cura ai danni che precedentemente le aveva inflitto, le fornì la possibilità di porvi fine finendo con se stessa. Morto il cane finisce la rabbia, è il motto del Leviatano eutanasico.

Nel fornire una morte dolce a chi soffre, il Leviatano distrugge l'alleanza ultima dell'essere umano con se stesso, con la comunità umana e con Dio. «Non muoia vostra maestà, signor mio, ma prenda il mio consiglio e viva molti anni, perché la più grande follia che un uomo possa commettere in questa vita è lasciarsi morire così, senza che nessuno lo uccida né altre mani lo finiscano se non quelle della malinconia», dice il buon Sancio a don Chisciotte, dando voce alla nostra umanità. Il Leviatano moderno nega la nostra umanità, infrange quella nozione inscritta nelle nostre anime, fondativa della civiltà, che ci insegna che la vita è un bene che dobbiamo custodire, specialmente quando diventa debole e vulnerabile. E, servendosi della nostra fragilità, ci convince che la sofferenza è qualcosa di insopportabile, qualcosa che bisogna eradicare a ogni costo; eradicando noi stessi, se fosse necessario.

Il Leviatano ha prescritto a Noelia una morte dolce per combattere la sua depressione (metodo infallibile per porre fine alle liste d'attesa), dopo averle inflitto i danni che l'hanno causata; e avvolge il suo crimine in ripugnanti parole compassionevoli e tenerismi emmetici. È il linguaggio del Leviatano, che ormai non ha nemmeno più bisogno di esercitare violenza perché ha imparato a giustificarla; il linguaggio di un'epoca malata che nel crimine trova l'unica forma di pietà possibile.

È la barbarie legalizzata.