Il cardinale Walter Brandmüller ha accusato la Chiesa cattolica di attingere, almeno in parte, al modello protestante nella sua comprensione moderna della sinodalità, mettendo in guardia sul fatto che il suo impiego rischia di offuscare l’autorità riservata ai vescovi dal sacramento dell’Ordine sacro.
In un articolo ospite pubblicato dal commentatore vaticanista italiano Sandro Magister l’8 settembre, il cardinale novantasettenne ha sostenuto che ancora non esiste una «definizione chiara e univoca» della sinodalità, nonostante l’uso crescente del termine sin dalla pontificato di papa Francesco.
Sua Eminenza inizia spiegando la necessità di stabilire cosa si intenda per sinodo nella tradizione cattolica. Il cardinale Brandmüller richiama il Faust di Goethe, citando Mefistofele, apparso come un professore, che dice a uno studente: «In fondo, attieniti alle parole! Allora passerai per la sicura porta del tempio della certezza».
Quando lo studente risponde che «un concetto deve accompagnare le parole», Mefistofele replica: «Benissimo! Solo che non ci si deve preoccupare troppo, perché proprio dove mancano i concetti, sopraggiunge puntuale una parola».
«Secondo la comprensione cattolica classica, il sinodo è un’assemblea di vescovi volta a esercitare congiuntamente il loro servizio magisteriale e pastorale», scrive Sua Eminenza.
Il cardinale Brandmüller spiega poi che un concilio generale o «ecumenico», che coinvolge tutti i vescovi della Chiesa e si riunisce sotto la presidenza del Papa o dei suoi delegati, possiede la più alta autorità magisteriale e pastorale. Agendo «cum et sub Petro», con e sotto Pietro, un tale concilio può proclamare dottrine definitive e infallibili che devono essere accolte nell’obbedienza della fede.
Un concilio particolare, invece, è composto da vescovi di un gruppo di Chiese particolari, come una provincia ecclesiastica o una regione ecclesiastica. Un simile concilio esercita soltanto il «magistero ordinario», con i suoi decreti che richiedono la conferma della Santa Sede. In entrambi i casi, il cardinale Brandmüller sottolinea che i vescovi agiscono attraverso il potere magisteriale e pastorale ricevuto mediante l’ordinazione sacramentale.
Sua Eminenza passa quindi al Sinodo dei vescovi istituito da papa Paolo VI con il motu proprio Apostolica Sollicitudo del 1965. Il cardinale Brandmüller non mette in discussione la necessità o l’opportunità di un simile organismo, ma sostiene che il suo carattere consultivo rende potenzialmente fuorviante la terminologia. Il Synodus Episcoporum è stato istituito come organo consultivo per il Papa. I suoi partecipanti sono convocati individualmente dal Pontefice e il loro ruolo è quello di consigliare il papa, piuttosto che proclamare dottrine, prendere decisioni o legiferare.
«Per chiarezza concettuale sarebbe opportuno non utilizzare il termine “sinodo” – che in questo contesto può prestarsi a fraintendimenti – ma trovare un nome diverso e più appropriato», scrive il cardinale Brandmüller.
Il cardinale sostiene che gli organismi che coinvolgono sacerdoti e laici non possono essere propriamente chiamati sinodi, poiché i sacerdoti e i laici non esercitano il ministero magisteriale e pastorale conferito ai vescovi attraverso il sacramento dell’Ordine sacro.
Questa posizione non implica un rifiuto della consultazione dei laici. «È possibile affidare un ruolo consultivo a laici competenti», scrive Sua Eminenza. Tuttavia, ovunque avvenga una simile collaborazione, il cardinale Brandmüller sostiene che la Chiesa dovrebbe evitare «qualsiasi uso fuorviante dei termini “sinodo”, “sinodalità” e simili» e utilizzare invece una terminologia che rifletta con precisione la natura dell’organismo.
Il cardinale collega poi lo sviluppo di queste strutture con ciò che Sua Eminenza considera l’adozione acritica di strutture secolari e procedure democratiche nella vita della Chiesa. «È evidente che la costituzione di organismi del tipo appena descritto nasce dallo sforzo di adottare, più o meno acriticamente, strutture secolari e procedure democratiche nella vita ecclesiale, per stare al passo con i tempi», scrive il cardinale Brandmüller.
La critica più diretta riguarda il modello protestante di sinodalità, che, secondo Sua Eminenza, viene ora proposto anche nel cattolicesimo.
«Ciò che viene proposto nella sfera cattolica», scrive il cardinale Brandmüller, «è una sorta di sinodo» ispirato in parte a un modello protestante in cui i membri sono eletti democraticamente tra pastori e uomini e donne di diverse competenze professionali e background culturali, tutti dotati di pari voce in capitolo.
Sua Eminenza fa risalire il principio agli scritti polemici di Martin Lutero del 1520. Secondo il cardinale Brandmüller, Lutero respinse con veemenza l’istituzione del sacramento dell’Ordine sacro da parte di Gesù Cristo, sostenendo che il solo battesimo fosse sufficiente a rendere un uomo o una donna sacerdote, vescovo o papa. «È chiaro che una simile concezione della sinodalità è incompatibile con l’ecclesiologia cattolica», scrive il cardinale Brandmüller.
Il ragionamento prosegue con la storia delle conferenze episcopali, che Sua Eminenza inserisce nel medesimo processo di sviluppo. Il cardinale Brandmüller collega la loro nascita alla fine dell’Ancien Régime e al sistema europeo del «trono e altare», seguito dalla nascita dello Stato moderno secolare.
Quando le conferenze episcopali emersero in Europa nella prima metà del XIX secolo, secondo Sua Eminenza il loro riferimento era lo Stato piuttosto che la struttura gerarchica della Chiesa. La loro attività consultiva e decisionale riguardava pertanto la posizione e l’azione della Chiesa nello Stato secolare moderno, piuttosto che la dottrina, la liturgia o i sacramenti.
L’eccezione principale era rappresentata dal matrimonio, poiché anche gli Stati secolari rivendicavano autorità sulla sua regolamentazione giuridica secondo il modello napoleonico. Alla luce di questo contesto storico, il cardinale Brandmüller mette in discussione l’autorità attribuita alle conferenze episcopali da papa Francesco in Evangelii Gaudium, al di là delle disposizioni del Codice di diritto canonico del 1983.
Sua Eminenza definisce «altamente problematico» che alle conferenze episcopali sia attribuita «anche una certa autorità dottrinale autentica».
«Anche nelle questioni dottrinali la conferenza episcopale non è un organo gerarchico intermedio, né un organo della Chiesa nazionale che possa entrare in competizione con il magistero della Chiesa universale o addirittura mettere in pericolo il primato dottrinale del papa», scrive il cardinale Brandmüller.
Dalla fine del XIX secolo, soprattutto in Europa, Sua Eminenza sostiene che le conferenze episcopali hanno progressivamente preso il posto dei sinodi, adottando forme e procedure influenzate da modelli politici.
Il cardinale Brandmüller collega questo fenomeno alla «crescente secolarizzazione della comprensione della Chiesa», riferendosi a un «neo-arianesimo» ecclesiologico che, senza negare esplicitamente il carattere soprannaturale della Chiesa, tende piuttosto a ignorarlo e a comprendere la Chiesa principalmente come un’entità sociale.
Sua Eminenza sostiene che la risposta debba essere una restaurazione dell’importanza dei sinodi delle Chiese particolari, che corrispondono a ciò che il cardinale Brandmüller definisce «strutture gerarchiche ecclesiali autentiche».
«Di fronte a queste conferenze episcopali corrispondenti a confini politici», scrive il cardinale Brandmüller, «sarebbe necessario restituire ai sinodi delle Chiese particolari, in quanto conformi a strutture gerarchiche ecclesiali autentiche, la loro importanza originaria».
Il cardinale propone che tali assemblee potrebbero divenire ancora più efficaci se celebrate secondo forme liturgiche rinnovate. Sua Eminenza richiama testimonianze a partire dal VI secolo e le forme liturgiche contenute nel Pontificale del 1986.
Il cardinale conclude sostenendo che la restaurazione dell’importanza tradizionale dei sinodi particolari fornirebbe anche un mezzo per resistere alla secolarizzazione delle strutture ecclesiali e promuovere ciò che Sua Eminenza chiama la «de-secolarizzazione» della Chiesa. Egli conclude ricordando la necessità di una simile «de-secolarizzazione», un’esigenza fortemente ribadita da papa Benedetto XVI.
In precedenza, in un saggio del marzo 2022 intitolato “Quo vadis, Germania?” per KathNet, il cardinale Brandmüller aveva descritto il processo tedesco come «su una strada sbagliata che si perde nel nulla» e radicato nell’eresia del modernismo. Egli sosteneva che le sue richieste, tra cui le benedizioni alle coppie dello stesso sesso, i cambiamenti all’insegnamento sull’omosessualità, l’ordinazione delle donne, il celibato opzionale e il coinvolgimento dei laici nell’elezione dei vescovi, «contraddicono chiaramente la fede cattolica autentica, la costituzione gerarchico-sacramentale della Chiesa e il suo insegnamento morale vincolante».
Nel luglio 2023, il cardinale Brandmüller ha co-firmato cinque dubia con i cardinali Raymond Burke, Robert Sarah, Joseph Zen e Juan Sandoval Íñiguez, inviati a papa Francesco in vista del Sinodo sulla sinodalità. Una delle domande chiedeva se la sinodalità potesse essere trattata come un «elemento costitutivo della Chiesa» e divenire «il criterio regolativo supremo del governo permanente della Chiesa» senza distorcere la struttura voluta da Cristo. Le altre domande riguardavano lo sviluppo del dogma, le benedizioni delle unioni omosessuali, l’ordinazione delle donne e la necessità di penitenza per l’assoluzione.