Un processo in corso… ma senza informazioni
Ad oggi, il Dicastero per la Dottrina della Fede mantiene aperto un processo su Rupnik, accusato da una ventina di religiose e exreligiose di abusi sessuali, di potere e psicologici. Tuttavia, né le vittime né i loro avvocati hanno accesso a informazioni concrete sullo stato del procedimento.
Questo ermetismo ha alimentato i dubbi sulla gestione del caso in Vaticano, dove non sono state offerte spiegazioni pubbliche né sui tempi né sulle possibili decisioni.
Scomunica revocata e domande senza risposta
La storia disciplinare di Rupnik aggiunge ulteriori interrogativi. Il sacerdote fu scomunicato dallo stesso Dicastero —quando lo dirigeva il cardinale Ladaria—, ma quella sanzione fu revocata pochi mesi dopo in circostanze mai chiarite.
Diverse informazioni suggeriscono che la decisione sarebbe venuta "dall'alto", in allusione a un possibile intervento diretto di Papa Francesco, che manteneva una relazione stretta con l'artista sloveno.
Successivamente, Rupnik fu espulso dalla Compagnia di Gesù, che riconobbe l'esistenza di almeno una ventina di vittime e avviò —sebbene tardivamente— un processo di riparazione.
Il problema dei mosaici: arte o scandalo
Ancora più complessa è la questione del lascito artistico di Rupnik. I suoi mosaici, presenti in più di duecento santuari e templi in tutto il mondo, rimangono esposti in molti casi senza alcuna contestualizzazione.
Le vittime hanno chiesto insistentemente che queste opere siano rimosse o, almeno, accompagnate da avvisi visibili che informino sulle accuse contro l'autore.
Alcune diocesi hanno già adottato misure. A Lourdes, ad esempio, i mosaici sono stati parzialmente coperti, e lo stesso è accaduto in altri luoghi degli Stati Uniti.
Roma tace
Tuttavia, a Roma la situazione rimane intatta. Tra le opere più significative figura la Cappella Redemptoris Mater del Palazzo Apostolico, realizzata durante il pontificato di Giovanni Paolo II, nonché un grande mosaico nel complesso del Laterano, finanziato con milioni di euro.
Finora non vi sono stati pronunciamenti pubblici da parte delle autorità responsabili sul futuro di queste opere.
Il silenzio contrasta con la gravità delle accuse e con la dimensione dello scandalo, che è già stato documentato in libri e documentari che circolano per l'Europa.
Un caso che rimane aperto
Il caso Rupnik non solo pone interrogativi sulla condotta di un sacerdote specifico, ma anche sulla risposta istituzionale di fronte a denunce gravi e reiterate.
La mancanza di trasparenza, la gestione irregolare delle sanzioni e l'assenza di decisioni chiare sul suo lascito artistico continuano ad alimentare la polemica.
Nel frattempo, le vittime continuano ad attendere risposte. E la Chiesa, ancora una volta, si confronta con la sfida di dimostrare coerenza tra i suoi principi e la sua azione concreta nei casi di abusi.