Papa Leone XIV ha invitato i presidenti delle Conferenze episcopali mondiali a un incontro a Roma in ottobre, con lo scopo di «esaminare e discutere gli insegnamenti di Amoris Laetitia e le vie per proclamare il Vangelo alle famiglie di oggi», come riferisce un servizio di Vatican News.
All’inizio di quest’anno, Papa Leone aveva già definito Amoris Laetitia un testo guida per la Chiesa, annunciando la sua volontà di onorare l’esortazione apostolica di Papa Francesco, elementi della quale molti giudicano ereticali.
Lo scorso marzo, il Pontefice ha pubblicato un messaggio in occasione del decimo anniversario di Amoris Laetitia, nel quale definiva l’esortazione postsinodale di Francesco «un luminoso messaggio di speranza» e ne confermava il ruolo centrale nell’insegnamento contemporaneo sul matrimonio e sulla famiglia.
«Il 19 marzo 2016, Papa Francesco offrì alla Chiesa universale un luminoso messaggio di speranza circa l’amore coniugale e la vita familiare», scrisse Papa Leone. «In questo decimo anniversario, ringraziamo il Signore per lo stimolo che ha suscitato una riflessione e una conversione pastorale nella Chiesa, e chiediamo a Dio il coraggio di perseverare in questo cammino».
Nel suo messaggio, il Papa pose esplicitamente Amoris Laetitia accanto a Familiaris Consortio, l’esortazione apostolica emanata da San Giovanni Paolo II nel 1981. «A partire dal Concilio, le due Esortazioni apostoliche, Familiaris Consortio – emanata da San Giovanni Paolo II nel 1981 – e Amoris Laetitia, hanno rafforzato entrambe l’impegno dottrinale e pastorale della Chiesa al servizio dei giovani, delle coppie sposate e delle famiglie».
In contrasto con Giovanni Paolo II e con molti altri, Amoris Laetitia afferma che «non si può più semplicemente affermare che tutti coloro che vivono in una qualsiasi situazione irregolare si trovino in uno stato di peccato mortale e siano privati della grazia santificante. Qui si tratta di molto più che una semplice ignoranza della norma»
Come riferisce Gaetano Masciullo di LifeSiteNews, questa tesi è indubitabilmente eterodossa. La possibilità di amministrare la Comunione ai divorziati e ai «risposati» non fu solo implicitamente suggerita nel documento, ma fu esplicitamente confermata da Francesco in una lettera del 5 settembre 2016, con cui rispondeva ai vescovi della regione pastorale di Buenos Aires. «Non ci sono altre interpretazioni», dichiarò.
Dopo la pubblicazione di Amoris Laetitia, quattro cardinali inviarono una lettera storica a Papa Francesco per chiedergli chiarimenti in merito all’esortazione apostolica da loro giudicata fonte di turbamento. I porporati gli rivolsero cinque brevi quesiti che, con le loro risposte affermative o negative, avrebbero immediatamente sciolto i dubbi suscitati dal documento.
Papa Francesco scelse di ignorare le loro domande.
Sottoscritta dai cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Carlo Caffarra e Joachim Meisner, la lettera illustrava al Pontefice «l’incertezza, la confusione e lo smarrimento di molti fedeli» derivanti da Amoris Laetitia. I cardinali spiegavano di sentirsi «costretti in coscienza dalla nostra responsabilità pastorale» a rivolgersi a Papa Francesco «con profondo rispetto» per chiedere risposta alle questioni poste, ricordandogli come egli sia «chiamato dal Risorto a confermare nella fede i suoi fratelli» e a «sciogliere i dubbi e portare chiarezza».
In una nota di accompagnamento, volta a spiegare ai fedeli le ragioni della pubblicazione della lettera, i cardinali rivelavano come essa fosse «nata da una profonda preoccupazione pastorale» per «la grave disorientamento e la grande confusione di molti fedeli riguardo ad argomenti di estrema importanza per la vita della Chiesa».
La pubblicazione della lettera ha così mostrato ai fedeli non solo lo smarrimento e la confusione generati da Papa Francesco, ma anche la sua consapevolezza della loro gravità e la sua decisione di non porre fine al caos.»