Yolanda Ramos, madre di Noelia Castillo, la giovane di 25 anni a cui è stata praticata l’eutanasia in Spagna lo scorso 26 marzo, ha presentato un reclamo formale dinanzi alla Relatrice Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza contro le donne e le bambine, Reem Alsalem, affinché indaghi se lo Stato spagnolo abbia adempiuto al proprio obbligo di proteggere sua figlia prima di autorizzare la sua morte.
La denuncia non si limita a contestare l’applicazione della legge sull’eutanasia, ma solleva il dubbio se la Spagna abbia violato i propri obblighi internazionali di tutela verso una donna vittima di violenza e in condizione di estrema vulnerabilità.
Una vita segnata dalla disprotezione
Il documento indirizzato alla Relatrice dettaglia i numerosi fattori di rischio che hanno attraversato la vita di Noelia Castillo. La giovane crebbe in un contesto di grave vulnerabilità sociale ed economica che la portò a essere ricoverata per diversi anni in un centro tutelato. Successivamente fu vittima di violenza nell’ambito della coppia e di aggressione sessuale di gruppo, esperienze che, secondo quanto riportato nella denuncia, «hanno profondamente segnato la sua salute mentale e aggravato una condizione già di per sé estremamente delicata».
La madre di Noelia ha recentemente presentato due denunce alla Procura allo scopo di far indagare sulle aggressioni sessuali. Secondo la famiglia, Noelia menzionò per la prima volta questi fatti in sede giudiziaria, spiegando che il suo tentativo di suicidio nel 2022, che aveva comportato una paraplegia che intaccava la sua capacità motoria dalla cintura in giù, fu dovuta a un’aggressione pluri-offensore. All’epoca non fu presentata alcuna denuncia né avviata alcuna indagine, e Noelia tornò a parlarne solo in un’intervista televisiva poco prima della sua morte.
Diagnosi pregresse e assenza di protezione rafforzata
Prima del tentativo di suicidio, Noelia aveva già ricevuto le diagnosi di disturbo borderline di personalità, disturbo ossessivo-compulsivo con ideazione suicida e depressione cronica, con un grado di invalidità riconosciuto del 67%. Dopo l’episodio del 2022, la percentuale di invalidità fu incrementata solo fino al 74%, una soglia inferiore a quella necessaria per accedere a un sostegno economico sufficiente, fatto che, secondo la denuncia, «ha contribuito a mantenere la sua situazione di dipendenza e vulnerabilità».
La famiglia denuncia che, a seguito del tentativo di suicidio, «lo Stato non ha dispiegato la protezione rafforzata che la situazione richiedeva». Il documento sottolinea inoltre che, durante la procedura di eutanasia, Noelia ha smesso di ricevere trattamenti psichiatrici e è rimasta priva di un’adeguata assistenza in salute mentale, «senza che le amministrazioni garantissero la continuità assistenziale né fossero state esplorate tutte le alternative terapeutiche, psicologiche, psichiatriche, palliative e sociali prima di autorizzare una decisione irreversibile».
«Catena di omissioni e fallimenti dello Stato»
La denuncia fornisce come prova il fatto che la medica responsabile della procedura eutanasica abbia espressamente ammesso in una relazione che «finora le risorse fornite sono state insufficienti e non hanno alleviato il dolore della paziente né il suo senso di smarrimento esistenziale». Secondo la famiglia, questa affermazione evidenzia che la stessa procedura riconoscerebbe l’insufficienza delle risorse offerte prima di autorizzare la morte di Noelia.
Pertanto, il documento sostiene che «la morte di Noelia non sia stata il risultato di una singola decisione medica, bensì la conseguenza di una catena di omissioni e fallimenti dello Stato», il quale, attraverso le sue diverse amministrazioni, «non ha dispiegato la protezione rafforzata che avrebbe dovuto garantire a una donna vittima di violenza, affetta da gravi disturbi mentali e in una condizione di estrema vulnerabilità, permettendo che giungesse all’eutanasia senza aver sperimentato tutte le alternative ragionevoli volte alla tutela della vita».
Le richieste concrete alle Nazioni Unite
Yolanda Ramos chiede alla Relatrice Speciale di richiedere informazioni al Governo della Spagna sull’operato delle amministrazioni pubbliche, di indagare se siano state esaurite tutte le alternative mediche, psicologiche, psichiatriche, terapeutiche, palliative e sociali prima di autorizzare l’eutanasia, e di valutare se la procedura abbia rispettato gli obblighi internazionali di diligenza dovuta nei confronti di una donna vittima di violenza e in stato di particolare vulnerabilità. Contestualmente, chiede di valutare se la legislazione e i protocolli spagnoli offrano una protezione sufficiente a donne in circostanze analoghe.
«Mia figlia ha subito violenza, malattia mentale, povertà ed esclusione. L’unica cosa che chiedo è che le Nazioni Unite indaghino se la Spagna abbia fatto tutto ciò che era necessario per proteggerla prima di autorizzare la sua morte», afferma Yolanda Ramos.
Il sostegno medico e giudiziario
Va segnalato che i professionisti di psicologia clinica e psichiatria che hanno valutato Noelia hanno concluso che la giovane comprendeva la gravità della misura richiesta e manteneva la propria volontà. Le valutazioni hanno accertato che il suo quoziente intellettivo rientrava nella normalità, che non presentava disturbi del corso del pensiero e che soffriva di sintomi depressivi cronicizzati che le arrecavano sofferenze classificate come «insopportabili», di natura psichica, derivanti dalla lesione midollare subita dopo il tentativo di suicidio. I tribunali hanno confermato che la sua richiesta di eutanasia è stata «libera, senza interferenze né influenza della sua stessa malattia mentale», in seguito a una perizia in cui fino a sei medici hanno dichiarato che Noelia aveva la capacità di discernere e decidere sulla propria vita.