Denunciare gli abusatori alla giustizia civile significherebbe ammettere che la giustizia della chiesa non funziona. La clamorosa dichiarazione è sfuggita al cardinale Zuppi in persona su La7, e non in un fuori onda, ma durante un’intervista per uno speciale su papa Francesco a un anno dalla sua scomparsa. Il presidente dei vescovi italiani ha detto candidamente che cosa pensa davvero della trasparenza sugli abusi clericali: altro che denunciare i pedofili alla giustizia civile, come peraltro esorta anche il motu proprio Vos Estis Lux Mundi, andare alla polizia significa aver sbagliato qualcosa. La Chiesa, ancora una volta può e deve giudicare sé stessa, senza interferenze esterne. La giustizia civile e quella ecclesiastica, però, non sono intercambiabili come vorrebbe far intendere Zuppi, perché i tribunali ecclesiastici non condannano i responsabili al carcere, al massimo li spretano: «noi dobbiamo essere in grado di giudicarci da soli» non vuol dire essere severi con sé stessi ma praticare un’omertà di stile mafioso.

Altro che indagini indipendenti e giustizia per le vittime: ecco le vere linee guide della Cei sugli abusi nella Chiesa, tradotte pane al pane dal cardinale Zuppi durante un’intervista a Ezio Mauro andata in onda su La7.

Ne ho parlato con Ludovica Eugenio, che ha riportato l’episodio su Adista in un breve articolo, che vi ripropongo qui sotto.

Cardinale Zuppi: “se per gli abusi bisogna ricorrere al civile, qualcosa non va...”

Ludovica Eugenio

ROMA-ADISTA. Non è sfuggita a chi si occupa di abusi nella Chiesa la risposta data dal card. Matteo Zuppi al giornalista Ezio Mauro nel corso del programma speciale “Francesco - Cronache di un papato” andato in onda su La7 il 20 aprile scorso. Zuppi, interpellato sull’azione di Francesco nella questione degli abusi e in particolare sul ricorso all’autorità civile nella denuncia, ha affermato in modo inequivocabile di ritenere che rivolgersi a quest’ultima significherebbe ammettere che nella Chiesa qualcosa non funziona. Zuppi, dunque, non sembrerebbe ritenere il ricorso alla Procura un dovere, ancorché morale, come affermato da papa Francesco nel motu proprio Vos estis Lux Mundi: sarebbe piuttosto una ammissione di debolezza.

Di seguito la trascrizione sdello scambio, al minuto 59 dello speciale, visibile sul sito de La7

Ezio Mauro: Eminenza, per quanto riguarda gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, Francesco ha proseguito la linea di denuncia e di condanna di papa Benedetto, ma secondo alcuni ha tenuto la questione all’interno della Chiesa senza arrivare a una trasparenza completa ingaggiando le autorità civili. Secondo lei si poteva fare di più?

Zuppi: Con lui veramente non saprei che cos’è che si poteva fare di più, poi tutti quanti noi dobbiamo fare di più, perché lui è stato rigorosissimo. Il problema della collaborazione col civile è una punta più complicato. Perché se noi non siamo in grado di giudicarci, di esaminarci, vuol dire che c’è proprio qualcosa che non va. Direi che su questo papa Francesco è stato comunque rigorosissimo, e anche nell’ascolto delle vittime. Se ascolti la sofferenza ti rendi conto e con più determinazione cambi.

* Foto di Francesco Pierantoni da Wikimedia Commons, immagine originale e licenza