Messori è morto a Desenzano, nel nord Italia, alle 21:10 del 3 aprile. La notizia si è diffusa poche ore dopo a Roma, nella madrugada del 4, attraverso il blog italiano Messa in Latino, che lo ha definito come "un grande apologeta e scrittore le cui opere hanno formato generazioni di cattolici e, in molti casi, li hanno ricondotti alla fede".
Una figura chiave del cattolicesimo del XX secolo
La sua morte segna la fine di un'epoca nel giornalismo religioso europeo. Messori non fu un semplice osservatore: fu un protagonista intellettuale in uno dei momenti più convulsi della Chiesa dopo il Concilio Vaticano II.
Fedele alla Chiesa e al papato —"ma senza servilismo e senza tacere", come hanno sottolineato coloro che lo hanno conosciuto—, la sua opera si è caratterizzata per una difesa argomentata della fede di fronte alle correnti secolarizzanti e alle derive interne che mettevano in discussione la tradizione.
Tra i suoi libri più conosciuti figurano Ipotesi su Gesù, Scommessa sulla morte o Ha patito sotto Ponzio Pilato?, titoli che hanno segnato diverse generazioni di lettori.
Il "Rapporto Ratzinger" che scosse la Chiesa
Ma se c'è un'opera che ha definito la sua traiettoria, è stata Rapporto sulla fede (The Ratzinger Report), frutto di un'estesa intervista realizzata nel 1984 al cardinale Joseph Ratzinger allora prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede.
Pubblicato nel 1985, il libro ebbe un impatto immediato dentro e fuori la Chiesa. Nelle sue pagine, Ratzinger affrontava senza mezzi termini la situazione ecclesiale, avvertendo su "pericoli" e "difficoltà" dopo il Concilio, e mettendo apertamente in discussione correnti come la teologia della liberazione.
L'effetto fu immediato. Il libro provocò una forte reazione nei settori progressisti, che non accettarono né il contenuto delle risposte né il fatto che Messori non contraddicesse il cardinale.
Critiche, pressioni e minacce
Lo stesso successo del libro ha trasformato Messori in bersaglio di critiche intense. La sua "colpa", secondo i detrattori, non fu solo aver intervistato colui che alcuni definivano sprezzantemente come il "Grande Inquisitore", ma aver permesso che le sue parole rimanessero esposte senza filtro né correzione.
Le tensioni non rimasero sul piano intellettuale. Secondo testimonianze successive del suo entourage, la controversia arrivò al punto di ricevere minacce di morte, in un clima che rifletteva la profonda divisione interna della Chiesa in quegli anni.
Un'eredità aperta
La figura di Messori rimane ora aperta a una rilettura più ampia. La sua morte, in una data carica di significato come il Venerdì Santo, invita a rivedere il suo contributo in un momento in cui le tensioni dottrinali e pastorali continuano a segnare la vita della Chiesa.
La sua opera, caratterizzata dalla chiarezza, dal coraggio e da una fedeltà non compiacente, continuerà ad essere punto di riferimento in un dibattito che, lontano dal chiudersi, rimane pienamente attuale.