Siete preoccupati per la salute dell’antipapa Leone XIV? Tranquillizzatevi: quasi certamente gode di una salute invidiabile e la storia del nodulo polmonare è una manfrina per celare, con buone possibilità, anche se senza certezza, il fatto che sia stato già messo in stato di fermo per usurpazione di ufficio ecclesiastico o che stia rischiando qualcosa del genere.
Come molti ricorderanno, il Promotore di Giustizia vaticano, Alessandro Diddi, ha confermato a UCCR l’esistenza di un fascicolo nato da un esposto riguardante la tesi della sede impedita di Benedetto XVI. Lo stesso Diddi, tuttavia, ha precisato che l’apertura di un’indagine è un atto dovuto e non implica la fondatezza delle accuse.
Come abbiamo sostenuto da tempo, né Bergoglio né Prevost sarebbero mai stati legittimi papi e adesso, secondo questa interpretazione, la Santa Sede potrebbe procedere a fare giustizia.
Di seguito elencheremo tutti gli indizi che ci fanno ritenere che Leone stia fisicamente benissimo, che la questione del nodulo polmonare con ricovero serva a mascherare il fatto che egli sia stato già messo in stato di fermo o che debba affrontare delle grane giudiziarie.
Il nodulo polmonare e l’insolito annuncio all’Angelus
Innanzitutto, l’annuncio impudico all’Angelus del suo malanno, con tanto di dettagli medici sul “nodulo polmonare circoscritto, ma da rimuovere”, è qualcosa di assolutamente inedito. Giovanni Paolo II annunciò molti anni fa un suo ricovero per accertamenti, ma senza dare dettagli clinici. Mettere in piazza i propri malanni in questo modo è del tutto sconveniente per un papa, sia per motivi di buon gusto, sia per evitare di destabilizzare l’istituzione.
Il ricovero di Leone XIV e la chiusura dell’incontro su Amoris laetitia
L’inquietante patologia del nodulo polmonare si presta perfettamente ad allertare media e fedeli e quindi a creare intorno all’antipapa un cordone di solidarietà morale, evitandogli critiche e attacchi dal mondo catto-conservatore per un evento ecclesiale caldissimo che si sta per chiudere.
Infatti, questo ricovero cade a fagiolo per evitare a Prevost di affrontare la scomodissima chiusura dell’incontro su Amoris laetitia: come riferisce Lorenzo Bertocchi su La Verità, Prevost non pubblicherà la relazione di sintesi finale dell’incontro e l’omelia della messa di domani, officiata dal neodecano, cardinale Tagle, verterà sulla salute del papa e sulle famiglie, probabilmente bypassando del tutto il nodo-nodulo spirituale della comunione ai divorziati risposati, macroscopica eresia bergogliana contenuta in Amoris laetitia.
Non basta. Secondo gli pneumologi che abbiamo intervistato, l’intervento per il presunto nodulo poteva aspettare tranquillamente da un minimo di 10 giorni a un massimo di 45, cosa dimostrata dalle liste di attesa per i pazienti italiani nelle strutture pubbliche. Quindi non c’era nessuna urgenza e Prevost avrebbe potuto tranquillamente posticipare il ricovero al 15 ottobre, subito dopo la chiusura dell’incontro.
I viaggi apostolici in Sud America e l’ipotesi delle dimissioni
I media mainstream – sempre da osservare per capire le manovre in corso – stanno anche dando risalto al fatto che un intervento del genere dovrebbe impedire a Prevost di affrontare sia i voli aerei che il soggiorno ad alta quota. Questo porrebbe le basi ideali per un prossimo annuncio di annullamento dei viaggi apostolici in Uruguay, Perù e Argentina, tutti Paesi dove, guarda caso, è vietata l’estradizione per reati politici.
Ovvero, se Prevost si dimettesse con una scusa, magari di salute, durante la permanenza in uno di questi Paesi, potrebbe evitare l’estradizione senza così scontare le pene previste per usurpazione di ufficio ecclesiastico.
Peraltro, Prevost conserva la cittadinanza peruviana, ottenuta nel 2015 per naturalizzazione, a seguito di lunghi anni di servizio pastorale e missione svolti in Perù. Quindi, dimettendosi durante il viaggio apostolico in Perù, potrebbe restarvi come comune cittadino e impunito. Insomma, sui viaggi si vedrà, ma i presupposti per annullarli ci sono eccome.
Il Gemelli blindato, le misure di sicurezza e il mistero della finestra
Gli ultimi indizi: oggi Leone è stato visto recarsi al Gemelli, ma qui entra in gioco un ridicolo articolo de Il Messaggero, a firma di Camilla Mozzetti, che descrive con toni allarmistici un Gemelli blindato come se fosse l’Area 51.
L’articolo riferisce di un piano di sicurezza esteso ai reparti, ai corridoi, ai magazzini, agli ingressi e ai laboratori, con particolare attenzione ai dati sanitari del Pontefice, che verrebbero protetti attraverso codici alfanumerici o uno pseudonimo. Descrive inoltre l’isolamento del decimo piano e la collaborazione tra Gendarmeria Vaticana, Ispettorato Vaticano e vigilanza del policlinico. Il Papa non sarebbe ospitato nell’appartamento tradizionalmente riservato ai pontefici, attualmente in ristrutturazione, ma in un’altra area dello stesso piano.
Insomma, l’articolo è pateticamente dissuasivo verso chiunque cerchi di indagare al Gemelli se Prevost continuerà a esservi realmente ricoverato. Anche la pietosa manfrina del nome in codice alfanumerico sarebbe voluta per evitare di far constatare a qualcuno che Prevost, magari, potrebbe non essere registrato come paziente nell’ospedale.
Ancora più grottesca la storiella della nuova ala in cui viene ricoverato Leone che, guarda caso, giusto giusto, non ha finestre che affacciano verso il pubblico.
Secondo quanto riferito dal quotidiano, le misure di sicurezza resteranno in vigore per l’intera degenza e l’eventuale Angelus dall’ospedale non potrà svolgersi dalla consueta finestra affacciata sul piazzale d’ingresso del policlinico, proprio per la diversa collocazione del ricovero.
Che strana coincidenza: Prevost quindi potrebbe non presentarsi all’Angelus o farlo via video, impedendo ai cittadini di verificare la sua effettiva presenza nell’ospedale.
Le parole del cardinale Parolin e gli interrogativi sul ricovero
Da notare infine che il cardinale Parolin, segretario di Stato vaticano, si sia detto del tutto stupito di questo ricovero, che non si aspettava, come riferisce AgenSIR: “Siamo all’inizio di questa difficoltà e speriamo si possa togliere al più presto e il problema si possa risolvere al più presto. Siamo fiduciosi di questo, però lo accompagniamo con la preghiera”.
Come è possibile che una notizia del genere abbia colto di sorpresa il numero due del Vaticano?
Parole decisamente anfibologiche: quale sarebbe la difficoltà? Il nodulo o l’antipapato di Prevost? Restrizione mentale larga, al solito. Insomma, forse siamo alla chiusura di questa disarmante vicenda dell’usurpazione gnostica della Chiesa cattolica. Come diceva papa Benedetto XVI, salvatore della Chiesa e dell’Europa, forse si sta per “aprire un mondo nuovo”.