A più di un quarto di secolo di distanza, ci sono parole che non hanno bisogno di essere attualizzate: è l’attualità che sembra essere andata loro incontro. Nel 2000, nella Nota pastorale La città di S. Petronio nel terzo millennio, Cardinale Giacomo Biffi, riprese una riflessione formulata già circa dieci anni prima: «Io penso che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana». Una frase spesso estrapolata, talvolta utilizzata come slogan, che acquista invece ben altro significato se riletta nel ragionamento complessivo dell’allora Arcivescovo metropolita di Bologna.
Il bersaglio di Biffi non era anzitutto l’Islam. Era quella che chiamava, con espressione tanto semplice quanto impietosa, la «cultura del niente»: una società fondata sulla libertà senza contenuti, sullo scetticismo elevato a conquista intellettuale, sull’edonismo e su una concezione della libertà sempre più sganciata dalla verità. Una civiltà che, rinunciando progressivamente alle proprie radici e alla consapevolezza della propria identità, secondo Biffi sarebbe diventata incapace di sostenere il confronto con una visione religiosa forte e consapevole di sé.
Nel 2026 quelle parole meritano di essere rilette senza strumentalizzazioni e senza paure costruite ad arte. L’Europa continua a interrogarsi sull’immigrazione e sull’integrazione, sul rapporto tra libertà religiosa e ordinamento civile, sulla presenza dell’Islam nelle società occidentali, ma soprattutto sulla propria identità. Le chiese si svuotano mentre cresce l’indifferenza religiosa; il riferimento pubblico al Cristianesimo viene spesso percepito come residuo del passato; nello stesso tempo emergono comunità portatrici di convinzioni religiose e identitarie molto più marcate.
È precisamente qui che l’intuizione di Biffi torna provocatoria. La domanda non è semplicemente se l’Islam conquisterà l’Europa. È una domanda rivolta innanzitutto agli Europei e, ancora più direttamente, ai Cristiani: può sopravvivere una civiltà che non sa più dire in che cosa crede, quali valori considera non negoziabili e da dove proviene la propria concezione dell’uomo, della dignità, della libertà e della ragione?
Biffi metteva in guardia sia i «laici» sia i «Cattolici». Ai primi rimproverava di combattere nella Chiesa proprio una delle forze che avevano contribuito a costruire e difendere la civiltà occidentale; ai secondi contestava il rischio di lasciare «sbiadire» la consapevolezza della verità Cristiana, sostituendo all’ansia apostolica il «puro e semplice dialogo ad ogni costo».
Parole severe. Forse, oggi, ancora più scomode di quando furono scritte. Proprio per questo vale la pena rileggerle integralmente, lasciando parlare il Cardinale Giacomo Biffi.
La «cultura del niente» e la sfida all’Europa
Non si comprenderebbe pienamente il pensiero del Cardinale Giacomo Biffi se queste parole fossero ridotte a una previsione sulla futura presenza dell’Islam in Europa. Al centro della sua riflessione c’è, prima ancora, una domanda sull’Europa stessa: che cosa accade a una civiltà quando smarrisce la coscienza delle proprie radici, relativizza ogni verità e finisce per considerare la libertà come valore autosufficiente, privo di un contenuto che la orienti?
È questa la «cultura del niente» denunciata da Biffi. Ed è significativo che, nella Nota pastorale La città di S. Petronio nel terzo millennio, egli invitasse ad affrontare le «difficili sfide del nostro tempo» senza panico, ma anche senza superficialità. La questione posta da Biffi non era dunque quella di alimentare uno scontro religioso, bensì di interrogarsi sulla capacità di una società sempre meno consapevole della propria identità di confrontarsi con culture e fedi dotate, invece, di una forte coscienza di sé.
A distanza di oltre venticinque anni, mentre l’Europa continua a discutere di identità, integrazione, libertà religiosa, secolarizzazione e rapporto tra Fede e spazio pubblico, vale la pena tornare alle parole originali di Biffi. Non per trasformarle in uno slogan, ma per lasciarsi provocare dalla domanda che contengono.
Le parole del Cardinale Giacomo Biffi
«Io penso — dicevo — che l’Europa o ridiventerà cristiana o diventerà musulmana. Ciò che mi pare senza avvenire è la “cultura del niente”, della libertà senza limiti e senza contenuti, dello scetticismo vantato come conquista intellettuale, che sembra essere l’atteggiamento largamente dominante nei popoli europei, più o meno tutti ricchi di mezzi e poveri di verità.
Questa “cultura del niente” (sorretta dall’edonismo e dalla insaziabilità libertaria) non sarà in grado di reggere all’assalto ideologico dell’Islam, che non mancherà: solo la riscoperta dell’“avvenimento cristiano” come unica salvezza per l’uomo — e quindi solo una decisa risurrezione dell’antica anima dell’Europa — potrà offrire un esito diverso a questo inevitabile confronto.
Purtroppo né i “laici” né i “cattolici” pare si siano resi conto del dramma che si sta profilando. I “laici”, osteggiando in tutti i modi la Chiesa, non si accorgono di combattere l’ispiratrice più forte e la difesa più valida della civiltà occidentale e dei suoi valori di razionalità e di libertà: potrebbero accorgersene troppo tardi. I “cattolici”, lasciando sbiadire in se stessi la consapevolezza della verità posseduta, e sostituendo all’ansia apostolica il puro e semplice “dialogo” ad ogni costo, inconsciamente preparano (umanamente parlando) la propria estinzione».
Giacomo Cardinale Biffi, La città di S. Petronio nel terzo millennio, Nota pastorale, Bologna, settembre 2000, in Bollettino dell’Arcidiocesi di Bologna, pp. 268-269.
Una voce forte, pensante e capace di far pensare
Nel 2002 il Cardinale Giacomo Biffi, milanese e Arcivescovo metropolita di Bologna, ormai prossimo alla conclusione del suo lungo servizio episcopale sulla cattedra di San Petronio, raccolse nel Liber Pastoralis Bononiensis [*] le dodici Note pastorali, che avevano scandito il cammino della Chiesa bolognese durante il suo episcopato. Il volume, pubblicato dalle Edizioni Dehoniane Bologna e dedicato al Cardinale Giovanni Colombo nel centenario della nascita, fu ristampato nel marzo 2003, anno in cui Biffi compì 75 anni e presentò la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi metropolitana. Una sorta di «festa della memoria», come viene definita nella presentazione editoriale, nella quale ritrovare il filo conduttore di un magistero, che intendeva lasciarsi illuminare dalla verità cristiana senza «arrendersi a nessuna delle intemperanze ideologiche» del tempo.
La dodicesima e ultima delle Note pastorali raccolte nel volume è precisamente La città di S. Petronio nel terzo millennio, del 12 settembre 2000, dalla quale è tratto il passaggio sulla «cultura del niente» e sull’alternativa posta da Biffi per il futuro dell’Europa.
Presentando il Liber Pastoralis Bononiensis, Sandro Magister definì Biffi «vescovo, l’ultimo dei grandi ambrosiani». E osservò come la tradizione dei grandi pastori ambrosiani fosse, a suo giudizio, «trasmigrata a Bologna. Con Biffi», indomito nel predicare «la certezza della fede» e nel contrastare «i cedimenti e i mimetismi» della Chiesa allo spirito del tempo.
Sfogliando il volume, scriveva ancora Magister, emergeva «la freschezza e il vigore d’una predicazione controcorrente», spesso liquidata sui media come «reazionaria», ma che era stata in realtà «una delle pochissime voci forti – pensanti e capaci di far pensare – udibili ai vertici della Chiesa italiana, in questi anni recenti».
Il Cardinale Giacomo Biffi
Giacomo Biffi (Milano, 13 giugno 1928 – Bologna, 11 luglio 2015) compì il percorso di studi in preparazione al sacerdozio nei seminari arcivescovili di Milano. Nel Seminario di Venegono Inferiore ebbe tra i compagni di studi Don Luigi Giussani, futuro fondatore di Comunione e Liberazione. Il 23 dicembre 1950 fu ordinato presbitero a Milano dal Cardinale Alfredo Ildefonso Schuster, Arcivescovo metropolita di Milano. Proseguì quindi gli studi e nel 1955 conseguì la laurea in teologia con una tesi su La colpa e la libertà nell’odierna condizione umana. Insegnò poi teologia per alcuni anni nei seminari milanesi.
Nel 1960 fu nominato Parroco dei Santi Martiri a Legnano. Nel 1969 passò alla Parrocchia di Sant’Andrea a Milano, dove rimase fino all’11 febbraio 1975, quando divenne Canonico teologo del Capitolo metropolitano della Cattedrale. Dal 1974 fu anche Vicario episcopale per la cultura; fu inoltre responsabile della Congregazione per il rito ambrosiano e, dal 1975, Direttore dell’Istituto lombardo di pastorale.
Il 7 dicembre 1975 San Paolo VI lo nominò Vescovo titolare di Fidene e Ausiliare di Milano. Ricevette l’ordinazione episcopale l’11 gennaio 1976, nella Chiesa parrocchiale di Sant’Andrea a Milano, per l’imposizione delle mani del Cardinale Giovanni Colombo, Arcivescovo metropolita di Milano. Dal 1976 al 1982 fu membro della Commissione episcopale per la dottrina della fede, la catechesi e la cultura della Conferenza Episcopale Italiana, della quale fu Segretario dal 1979 al 1982; nello stesso anno entrò a far parte della Commissione episcopale per la liturgia.
Il 19 aprile 1984 San Giovanni Paolo II lo nominò Arcivescovo metropolita di Bologna. Prese possesso canonico dell’Arcidiocesi il 1º giugno e vi fece l’ingresso solenne il giorno successivo. Il 29 giugno ricevette dal Pontefice il pallio nella Basilica di San Pietro in Vaticano.
Nel Concistoro del 25 maggio 1985 San Giovanni Paolo II lo creò Cardinale presbitero, assegnandogli il titolo dei Santi Giovanni Evangelista e Petronio. Fino al 28 giugno 1988, quando fu creato Cardinale Michele Giordano, Biffi fu il più giovane tra i Cardinali italiani.
Teologo di solida formazione e autore prolifico, durante il suo episcopato accompagnò l’attività pastorale con una costante riflessione sui grandi temi della Fede, della Chiesa e della società contemporanea. Nel 1998, nell’ambito dell’Istituto Veritatis Splendor da lui voluto, diede inizio, attraverso una serie di lezioni successivamente trasformate in pubblicazioni, alla cosiddetta «Scuola di anagogia».
Il 16 dicembre 2003 San Giovanni Paolo II accolse la rinuncia al governo pastorale dell’Arcidiocesi, presentata per raggiunti limiti di età. Biffi rimase Amministratore apostolico di Bologna fino all’ingresso del successore, il 15 febbraio 2004.
Il 18 e 19 aprile 2005 partecipò, come Cardinale elettore, al Conclave che portò all’elezione di Papa Benedetto XVI. Nel 2007 fu chiamato proprio da Benedetto XVI a predicare gli esercizi spirituali quaresimali alla Curia romana e al Pontefice.
Il 13 giugno 2008, al compimento dell’ottantesimo anno di età, cessò di far parte dei Cardinali elettori.
Morì a Bologna l’11 luglio 2015, all’età di 87 anni, dopo una lunga vita dedicata al ministero sacerdotale ed episcopale, allo studio teologico e a una predicazione caratterizzata dalla centralità dell’avvenimento Cristiano e da una particolare attenzione al rapporto tra Fede, ragione, cultura e società.