Il mese scorso, in base all’accordo, il parroco padre Andrew Ding, 44 anni, è stato nominato arcivescovo della megalopoli di Chongqing. Il suo titolo più rilevante è quello di vicesegretario del Consiglio dei vescovi cattolici cinesi, parte dell’Associazione patriottica cattolica cinese, legata al Fronte Unito del Partito comunista cinese. Un’altra nomina recente, alla guida della diocesi di Zhangjiakou, è quella del vescovo Joseph Wang, vicedirettore dell’Associazione patriottica della provincia dello Hebei. Ha sostituito il vescovo Augustine Cui Tai, detenuto da lungo tempo, che il Vaticano ha collocato a riposo senza chiarire se fosse libero.
I fatti dimostrano che il PCC sta manipolando l’accordo per collocare strategicamente i principali dirigenti della sua Associazione patriottica alla guida delle diocesi cinesi. La maggior parte dei 18 vescovi nominati in base all’accordo — oltre a due che il papa ha approvato come condizione preliminare del PCC per la sua conclusione — ricopre incarichi di alto livello nell’associazione e nei suoi comitati. Insieme al vescovo di Pechino, presidente dell’associazione, costituiscono l’avanguardia degli sforzi di Xi per costringere i cattolici ad adeguarsi alla sinicizzazione.
Xi descrive la sinicizzazione come «l’adattamento della religione al socialismo con caratteristiche cinesi». Le sue norme richiedono che le prediche siano incentrate sul Pensiero di Xi Jinping, che gli insegnamenti religiosi e biblici siano conformi all’ideologia comunista, che i luoghi di culto vietino l’ingresso ai minori e impongono altre restrizioni. La sinicizzazione riguarda tutte le religioni autorizzate, ma viene attuata nei confronti dei cattolici soprattutto attraverso l’Associazione patriottica. Fondata sotto Mao Zedong, l’associazione aveva lo scopo di separare la Chiesa in Cina da Roma e porre il clero cattolico sotto il controllo del PCC. Oggi tutto questo avviene con l’approvazione del papa.
Gli iscritti all’associazione devono impegnarsi a favore dell’«indipendenza, dell’autonomia, dell’autogestione e dell’amministrazione democratica della Chiesa»: in altre parole, devono rinunciare all’autorità papale. In una lettera del 2007 ai cattolici cinesi, papa Benedetto XVI scrisse che questo «scopo dichiarato» dell’associazione e del suo Consiglio dei vescovi era «incompatibile con la dottrina cattolica». Nel 2018, la sinicizzazione ha dato nuovo impulso all’associazione: la sua supervisione è stata trasferita dalla burocrazia statale al Dipartimento del lavoro del Fronte Unito del PCC e tutto il clero è stato spinto ad aderirvi. Per preservare l’accordo, il Vaticano ha accettato questa evoluzione nelle nuove linee guida pastorali, pur considerando illegittima l’associazione.
Alcuni esempi mostrano come stia cambiando il profilo dell’episcopato:
L’arcivescovo Joseph Li Shan, alla guida della diocesi di Pechino dal 2007, è presidente dell’Associazione patriottica cattolica cinese e vicepresidente del suo Consiglio dei vescovi.
Il vescovo Joseph Shen Bin, di Shanghai, è presidente del Consiglio dei vescovi dell’Associazione patriottica e vicepresidente dell’associazione stessa. Nel 2023, Pechino lo trasferì unilateralmente alla guida della diocesi più importante della Cina. Papa Francesco approvò il trasferimento tre mesi dopo; il segretario di Stato vaticano, il cardinale Pietro Parolin, spiegò che era stato deciso «per il bene maggiore della diocesi».
Il vescovo Joseph Huang, della diocesi di Shantou, è stato vicepresidente dell’Associazione patriottica e deputato dell’Assemblea nazionale del popolo, dove votò a favore dell’inserimento del Pensiero di Xi nella Costituzione cinese. Nel 2011, papa Benedetto lo scomunicò pubblicamente perché era stato ordinato vescovo «illecitamente». Nel 2018, però, come condizione preliminare del PCC per l’accordo, papa Francesco revocò la scomunica e lo nominò al posto del vescovo Peter Zhuang, approvato dal papa.
Il vescovo Vincent Zhan Silu, della diocesi di Mindong, presiede il Comitato di supervisione dell’Associazione patriottica e del Consiglio dei vescovi. Nel 2018, papa Francesco revocò la sua scomunica come condizione preliminare dell’accordo. Zhan sostituì il vescovo clandestino Vincent Guo, approvato dal papa, che fu degradato a vescovo ausiliare, poi costretto a dimettersi e, secondo quanto riferito, oggi è rinchiuso nel complesso di una chiesa.
Il vescovo Thaddeus Wang, di Zhengzhou, ordinato nel 2024, dirige l’Associazione patriottica della provincia dell’Henan.
Il vescovo Joseph Chang, di Chifeng, ordinato nel 2026, dirige l’Associazione patriottica di Chifeng.
I dirigenti dell’Associazione patriottica fanno sì che i sacerdoti diventino propagandisti entusiasti e promotori dell’indottrinamento alla sinicizzazione. L’associazione fu la ragione per cui il cardinale Ignatius Kung di Shanghai venne imprigionato per 30 anni: si era rifiutato di dirigerla. Gli episcopi di Shanghai continuano a essere perseguitati perché respingono l’associazione e il suo nocivo giuramento: il vescovo Thaddeus Ma è trattenuto con la forza in isolamento in un seminario da 14 anni. Il suo predecessore, il vescovo Joseph Xing, è scomparso 15 anni fa.
Il vescovo Shen, che ha preso il loro posto, è noto per ripetere con veemenza la propaganda del PCC. «Dobbiamo […] aderire ai principi di indipendenza e autonomia nella gestione della Chiesa, al principio della democrazia nella gestione della Chiesa e all’indirizzo della sinicizzazione della Chiesa cattolica in Cina», dichiarò in un’intervista del 2023 alla rivista diocesana. Nel corso di una conferenza online del 2022 con il clero di Hong Kong, intitolata «Scambio sulla teologia cattolica sinicizzata», sottolineò che la Chiesa cinese stava «decidendosi gradualmente a seguire un percorso di sinicizzazione compatibile con la società socialista nell’ambito della pastorale, dell’evangelizzazione e della formazione». Aggiunse che le diocesi avrebbero dovuto «promuovere congiuntamente la traduzione e l’interpretazione della Bibbia» condotte sotto la supervisione del PCC.
Altri dirigenti dell’associazione si esprimono in modo simile. Nel 2023, il vescovo Li Shan guidò il clero di Hong Kong in preghiere affinché «la Chiesa cinese possa promuovere l’evangelizzazione e la spiritualità lungo il percorso della sinicizzazione». Nel 2019, il vescovo Zhan condusse 33 sacerdoti diocesani in un centro dedicato al socialismo per una «rieducazione», dichiarando: «Per attuare con determinazione la sinicizzazione della religione, continueremo a seguire un percorso conforme alla società socialista», secondo quanto riferito da AsiaNews, organo dell’Istituto Pontificio per le Missioni Estere.
Nel dicembre 2025, il vescovo Francis Li Jianlin ordinò che una chiesa cattolica dell’Henan fosse chiusa con lucchetti e sigillata, accompagnando il provvedimento con un avviso secondo cui la chiesa aveva «violato le norme vigenti permettendo ai minori di entrare e suonare strumenti musicali». Alla guida del Comitato per gli affari ecclesiastici cattolici dell’Henan, aveva firmato personalmente una direttiva che vietava l’ingresso in chiesa a tutti i giovani. AsiaNews ha citato un cattolico cinese indignato, secondo il quale la polizia non era più necessaria: gli uomini di Chiesa facevano il loro lavoro al posto suo.
Nel frattempo, dieci vescovi fedeli al Vaticano sono stati detenuti, fatti scomparire, degradati o costretti a ritirarsi. Inoltre, il vescovo detenuto Julius Jia è morto l’anno scorso in una clinica, sotto custodia della polizia; lo stesso è accaduto ad altri tre anziani vescovi clandestini dall’entrata in vigore dell’accordo.
L’evangelizzazione cattolica in Cina è in difficoltà. Uno studio del Pew Research Center pubblicato nel 2023 rileva che «tutte le fonti disponibili indicano che la popolazione cattolica cinese non sta crescendo». Da anni, l’Holy Spirit Center di Hong Kong stima che i cattolici siano tra i 10 e i 12 milioni, la metà dei quali appartenenti alla Chiesa clandestina.
Per contro, Fenggang Yang, noto sociologo della Cina presso la Purdue University, mi ha scritto in un’e-mail dell’8 ottobre di stimare in 100 milioni — e in aumento — il numero dei protestanti praticanti e credenti. Gran parte della straordinaria crescita protestante degli ultimi anni è avvenuta nella clandestinità: per sfuggire alla sorveglianza e al controllo del PCC, i fedeli si riuniscono in luoghi non autorizzati, in chiese domestiche o perfino semplicemente a distanza.
Poiché il Vaticano non approva più le nomine dei vescovi clandestini cinesi, alcuni si chiedono quale futuro attenda la Chiesa cattolica in Cina, che ha 400 anni di storia.
Naturalmente, non tutti i vescovi dell’Associazione patriottica sono fedeli incondizionati del PCC; tuttavia, molti di quelli nominati alla guida delle diocesi lo sono. Il 14 settembre, Fides, organo del Dicastero per l’Evangelizzazione del Vaticano, ha pubblicato un saggio del sacerdote cinese Paul Han. Vi descrive una futura Chiesa sinicizzata, irriconoscibile:
«La vera sinicizzazione del cristianesimo non consiste nel ridurre il Vangelo a regole etiche e a una trasmissione istituzionale, né nel ridurre la cultura cinese a un ornamento religioso. Richiede piuttosto la creazione di nuovi modi di comprendere i misteri del cosmo e dell’esistenza umana, attraverso un dialogo costante e il reciproco arricchimento delle grandi tradizioni spirituali del mondo. […] Se la “sinicizzazione della religione” resta limitata al livello istituzionale, sarà soltanto una fase della storia; solo quando diventerà un processo di creazione culturale, rinnovamento spirituale e dialogo tra civiltà potrà davvero costituire un segno significativo della maturazione della Chiesa cinese.»
In breve, la Chiesa cattolica in Cina si estinguerà se il Vaticano non cambierà rotta.