Sta destando scalpore l’esclusiva della testata canadese Life Site News https://www.lifesitenews.com/blogs/exclusive-vatican-court-confirms-ongoing-investigation-into-validity-of-pope-benedicts-resignation/?utm_source=twitterjhw che ha pubblicato una comunicazione dall’ufficio del Promotore di Giustizia vaticano. Il documento parla chiaro: sono in corso indagini sulla nullità delle dimissioni di Benedetto XVI e la questione della sede impedita sollevata dall’inchiesta del giornalista romano Andrea Cionci, autore del volume “Codice Ratzinger”, venduto in 25.000 copie e tradotto in 5 lingue.

L’autore scrive da 20 anni sulle principali testate italiane, sul quotidiano Libero ha indagato a fondo, sul proprio blog, fin dal 2020, la questione delle dimissioni di papa Benedetto XVI. Nel febbraio 2025, tutti i suoi articoli sono stati però “inspiegabilmente” cancellati dal sito del quotidiano e a nulla è valsa la petizione di 2000 lettori per il loro ripristino. 

Cionci non lavora da solo, ma è attorniato da un gruppo di latinisti, canonisti, avvocati, storici della Chiesa e dopo un’indagine durata 6 anni, condotta in 1500 articoli, 2800 podcast, 185 conferenze, 55 petizioni, il 6 giugno 2024 ha depositato presso il Tribunale penale vaticano un’istanza in 100 pagine poi corredata di due altre integrazioni e di un esposto. La notizia fu oscurata mediaticamente dalla scomunica comminata a Mons. Viganò (forse non casualmente), pochi giorni dopo. 

In questo lavoro si denuncia l’attentato subìto da papa Benedetto XVI a Cuba, nel 2012 e si evidenzia come dal punto di vista canonico la Declaratio dell’11 febbraio 2013 non sia mai stata un’abdicazione, bensì una decisio, un decreto penale che il Papa può emettere in via extraprocessuale per i crimini più gravi contro la fede, con cui annunciava la sua sede impedita e l’imminente usurpazione del papato.

Il testo latino della Declaratio e le sue traduzioni sono stati maldestramente camuffati e falsificati: lo stesso Mons. Georg Gaenswein conferma nel volume “Nient’altro che la verità” (2023) che il testo originale di papa Benedetto XVI fu oggetto di “piccole correzioni ortografiche e qualche precisazione giuridica” da parte del Card. Tarcisio Bertone e di Mons. Giampiero Gloder, circostanza non smentita dagli interessati, dopo una pubblica petizione https://www.petizioni.com/petizione_a_ser_card_tarcisio_bertone_ha_cambiato_lei_il_testo_della_declaratio_di_benedetto_xvi e oggetto successivamente di un esposto depositato presso il Tribunale penale vaticano.

Bergoglio, dunque, secondo l’inchiesta di Cionci non è mai stato papa a causa di un conclave abusivo, convocato a papa non morto e non abdicatario, ma impedito. 

Leone XIV ad oggi non può essere considerato papa a causa dell’ingresso in conclave di 108 falsi cardinali di nomina bergogliana, cui si sommano altre irregolarità come quelle evidenziate dal magistrato antimafia Angelo Giorgianni che, in una lettera al card. Parolin ripresa dal quotidiano Il Messaggero, https://www.ilmessaggero.it/vaticano/papa_leone_l_ex_magistrato_no_vax_giorgianni_scrive_a_parolin_conclave_invalido_telefonino_cardinale-9411680.html ha eccepito come gli elettori, in numero di 133 eccedessero di 12 il limite dei 120 elettori consentiti, e di come sia stato trovato addosso a un cardinale elettore un cellulare dopo l’extra omnes. 

C’è da rilevare che Cionci, il 12 aprile 2025, è stato convocato dal promotore di giustizia vaticano ed interrogato per 4 ore come testimone. È da questo momento, quindi che si può dire con certezza che sia partita un’indagine preliminare. 

Qualche giorno fa l’Ufficio del Promotore ha risposto a una richiesta di accesso agli atti depositata da Cionci e dal suo avvocato rispondendo così: “considerato che non è prevista la facoltà di accedere al fascicolo durante lo svolgimento dell’istruttoria, e considerato altresì che l’ufficio sta svolgendo indagini e non è allo stato attuale, possibile prevedere quando si concluderanno, rigetta allo stato l’istanza”.

La notizia importante è quindi che c’è un documento ufficiale del Tribunale vaticano che conferma come sulla questione attentato a Benedetto XVI e nullità della sua abdicazione per sede impedita siano in corso indagini. 

“Questa – commenta Andrea Cionci – è la risposta che chiude la bocca a tutti coloro che in questi anni hanno tentato di screditare, censurare, smentire il mio lavoro di ricerca, il più approfondito e interdisciplinare che sia mai stato condotto sulla questione più importante degli ultimi 2000 anni per la sopravvivenza della Chiesa. Ciò che si tenta inutilmente di nascondere è che Benedetto XVI, costretto a togliersi di mezzo, ha disintegrato canonicamente i suoi nemici, la massoneria ecclesiastica, la quale nel 2013 ha posto sul trono di Pietro un maligno antipapa gnostico. Per questo motivo Bergoglio ha potuto scandalizzare i cattolici per 12 anni con le sue eresie: non essendo il papa, non era assistito dallo Spirito Santo”.

Il fatto che l’indagine preliminare sia stata varata con Bergoglio ancora vivente dimostra indubbiamente una certa indipendenza della Magistratura vaticana. 

Secondo Andrea Cionci, come da prassi canonica, quando Benedetto XVI è entrato in sede impedita, la Segreteria di Stato ha preso il comando di alcuni aspetti della vita amministrativa della Chiesa, lasciando Bergoglio libero di spadroneggiare come Capo di Stato, ma non del tutto come papa. Da qui una serie di apparenti rinunce di Bergoglio: dalla mozzetta rossa, al palazzo di Castel Gandolfo, all’appartamento apostolico, alla sigla P.P. dopo il nome, etc.

Non furono rinunce spontanee, secondo Cionci, ma imposizioni da parte della Segreteria di Stato, che giungerà nel 2020 a privarlo del titolo di Vicario di Cristo e nel 2022 a sospenderlo a divinis dalla celebrazione della messa, probabilmente per la mancata ordinazione diaconale, di cui non si trova traccia.

Morto Bergoglio, è stato esposto senza la ferula papale accanto grazie all’escamotage della bara, e poi sepolto non in Vaticano, senza nemmeno una sigla P.P. o Pont. Max. sulla lapide, come sempre avviene per i papi. Altri indizi circa il controllo operato dalla Segreteria di Stato sulla questione. Con il conclave del maggio 2025, il quotidiano romano “Il Tempo” https://www.iltempo.it/attualita/2025/06/01/news/come-e-morto-davvero-papa-francesco-bergoglio-leone-xiv-eletto-due-volte-bisignani-vaticano-42821719/ e il vaticanista Rich Raho hanno fatto uscire indiscrezioni circa una “seconda elezione” di Prevost. Ciò potrebbe essersi verificato solo in un caso: la Segreteria di Stato potrebbe aver imposto segretamente un’elezione solo da parte dei 25 cardinali elettori autentici, succeduta o preceduta da un’elezione generale di carattere consultivo, tanto per far promettere obbedienza a Leone XIV. Questo spiega anche perché quando Leone si è affacciato dalla loggia della basilica di San Pietro, sotto non pendeva lo stemma di “papa Francesco”, come da tradizione, ma quello della Santa Sede con la tiara e le chiavi.

Secondo Cionci, l’obiettivo di ripristinare la successione petrina in segreto è però un passo falso clamoroso: oltre a presentare criticità nuove canoniche, Leone XIV si sarebbe così messo nuovamente in una situazione di impedimento secondo il suo “dogma” della coesione a tutti i costi. Mentre Benedetto XVI voleva separare Gerusalemme da Babilonia, con una rivelazione post mortem della sua sede impedita, Prevost le ha nuovamente riunite. Così oggi la Chiesa è ancora in ostaggio della massoneria ecclesiastica, tanto che Leone non può che navigare sulla stessa scia di Bergoglio.

Il tipico vizio clericale di nascondere la verità “per non creare scandalo” espone però la Chiesa a rischi gravissimi: se uscisse qualcosa dai file Epstein su Bergoglio? Se uscisse un dossier sui santi invalidamente proclamati da Bergoglio? L’intera Chiesa, continuando a considerare esternamente Bergoglio legittimo papa, ne sarebbe catastroficamente screditata. 

Ecco perché è fondamentale che venga istituito quanto prima il processo sulla questione, dopo le indagini preliminari, e che venga aperta la famosa scatola bianca che Benedetto XVI consegnò pubblicamente a Bergoglio nel maggio 2013, contenente gli atti della commissione Herranz e quindi tutta la verità. 

“E’ molto triste – continua Cionci – che i quotidiani italiani a cui ho proposto l’esclusiva si siano rivelato indifferenti. Il tema è intoccabile, credo anche per motivi legati ai finanziaemtni che percepiscono i quotidiani”.

In questa petizione, https://www.petitions.com/petition_call_for_action_by_the_cardinals_to_defend_the_rights_of_the_apostolic_see_art_3_udgmche ha raccolto in pochi giorni oltre 1300 firme, Cionci ripercorre le tappe salienti della propria inchiesta, Cionci chiede ai cardinali di intervenire come imposto dall’art. 3 della Universi Dominici Gregis.  

La battaglia, se, secondo il giornalista, è già vinta sul piano canonico, resta però difficilissima sotto il profilo mediatico: la verità stenta a emergere grazie alla confisca del mainstream operata dagli stessi poteri che hanno sostenuto Bergoglio. E Leone XIV sembra non aver la minima volontà di tirare fuori la verità.

Andrea Caldart

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Prot. N. 15-25 R.G.P.Download