Francesco innalzato alla gloria degli altari?
Ecco le beatitudini targate Bergoglio
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Ecco le beatitudini targate Bergoglio
Le biografie di Bergoglio, come quella di Austen Ivereigh, "Il grande riformatore", sono agiografie più che biografie. Ivereigh, amico del Papa, ripete aneddoti ingenui e "miracoli" auto-proclamati. Il libro, ben documentato, ignora critiche ed errori, presentando un ritratto idealizzato. Tuttavia, il pontificato di Francesco fu un "grande bluff", caratterizzato da potere monarchico, revoche arbitrarie e contraddizioni flagranti.
La lealtà di Papa Leone XIV risiede nel globalismo, non nel cristianesimo. Sostiene l'immigrazione di massa, paragonando i migranti alla Sacra Famiglia, mentre ignora la criminalità e l'erosione culturale. Il Vaticano, legato alle élite globaliste, promuove il multiculturalismo, favorendo agende di sinistra. Lo spostamento della Chiesa si allinea con il "nuovo ordine mondiale", minando i valori occidentali. La posizione del Papa rispecchia gli obiettivi globalisti, non i principi cristiani, rendendolo un cavallo di Troia per la distruzione del cristianesimo e dell'Occidente dall'interno.
Un bilancio a un anno dalla morte di J. M. Bergoglio
Il dibattito sulla santità nella Chiesa contemporanea è diventato una farsa ideologica. Canonizzare Papa Francesco, che ha fatto dell'ambiguità il suo vessillo, è uno sfregio. La santità non è simpatia o populismo, ma fedeltà assoluta al mandato di Cristo. Elevare agli altari la "gentilezza" svuota il Paradiso. Un Papa che avalla il peccato non è santo; è un pastore che abdica al suo dovere. La Chiesa ha bisogno di un Papa di Dio, non di un "Papa della gente". La santità non è un premio democratico, ma una vetta impervia. Prima di invocare aureole, tremiamo all'idea del Giudizio.
È divenuto mio dovere unirmi all'esercito di Cristo e della Sua Santissima Madre, per combattere questi nemici di Cristo al fine di salvare le anime, e aiutare a ricostruire la Cristianità e la Chiesa Cattolica.
Una delle eredità più deplorevoli del pontificato di Francesco è stata la scelta dei vescovi che ha lasciato alla Chiesa e, nel caso dell’Argentina, la sua ostinazione a selezionarli tra sacerdoti privi delle qualità più basilari ed essenziali. Dico ostinazione perché Francesco ha nominato ben 67 vescovi in Argentina durante il suo pontificato, una media di quasi sei all’anno. Ma il problema non è la quantità, bensì la qualità, ovvero i criteri di selezione.
Biografo di 'Francesco'
Dalla misericordia del papa per i pedofili al paracadute vaticano per il vescovo abusatore spagnolo, passando per il viaggio d'interesse di Prevost a Montecarlo: ecco le notizie della settimana
Oggi iniziamo una nuova rubrica, una rassegna settimanale con le notizie più rilevanti sugli abusi nelle chiese a cura di Alessio Di Florio
La visita del papa Leone XIV in Algeria è stata costruita e amplificata dai media come un evento di portata quasi salvifica, rivelando un vuoto politico e una fragilità nei quadri di produzione di significato.
Il Papa è colpevole di 'favoreggiamento'.
Un'analisi sulla posizione del Papa riguardo ai crimini sessuali nella Chiesa.
No, non esiste alcuna “comunione” tra cristiani e musulmani.
Ci sono parole che in politica servono ad abbellire un discorso, ma che, nella bocca di un papa o in un resoconto papale, non possono essere usate come fossero plastilina. “Comunione” è una di queste.