CITTÀ DEL VATICANO (LifeSiteNews) — In quello che rappresenta il primo riconoscimento ufficiale vaticano di un'indagine attiva sulla legittimità della rinuncia di Papa Benedetto XVI del 2013, l'Ufficio del Promotore della Giustizia dello Stato della Città del Vaticano ha formalmente confermato che sta attivamente conducendo un'indagine su una petizione presentata al tribunale che allega la nullità della rinuncia. L'Ufficio è l'organo responsabile della conduzione delle indagini criminali per il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano (comunemente indicato dal giornalista Andrea Cionci come la "Corte Criminale Vaticana").
Cionci è un veterano giornalista romano con 20 anni di esperienza presso i principali quotidiani italiani ed è l'autore del bestseller Codice Ratzinger (25.000 copie vendute e tradotto in cinque lingue). Ha condotto uno degli esami più dettagliati della rinuncia di Benedetto XVI a partire dal 2020.
LifeSiteNews ha ricevuto e verificato indipendentemente l'intera catena di custodia della risposta ufficiale, inclusa l'e-mail dell'Ufficio del Promotore (con l'avvocato Roberto Tieghi), la richiesta formale di accesso dell'avvocato datata 26 marzo 2026, e copie della ricevuta vaticana timbrate della petizione originale e dei suoi supplementi. Nella lettera datata 30 marzo 2026 (Prot. N. 15/25 R.G.P.), il Prof. Alessandro Diddi, Promotore della Giustizia, ha respinto una richiesta di accesso al fascicolo investigativo. Il rifiuto è stato fatto esclusivamente su base procedurale durante un'indagine in corso, non perché la petizione fosse considerata priva di merito.
La lettera dichiara esplicitamente (tradotta dall'italiano originale): "… l'Ufficio sta svolgendo indagini e non è, allo stato, possibile prevedere quando si concluderanno" (ossia "… l'Ufficio sta conducendo indagini e non è, al momento, possibile prevedere quando si concluderanno").
Inoltre sottolinea che l'accesso al fascicolo non è consentito mentre l'istruttoria (fase investigativa) è in corso. L'originale firmato reca il numero di protocollo, l'intestazione ufficiale e la firma autografa di Diddi.
Questa è la prima volta che l'ufficio investigativo criminale vaticano mette per iscritto che le affermazioni pluriennali di Cionci hanno avviato un fascicolo d'indagine attivo sulla validità della rinuncia di Benedetto. Anche se l'indagine alla fine concludesse senza risultati pubblici, la mera esistenza di un fascicolo criminale aperto segna uno sviluppo significativo nel dibattito in corso sulla rinuncia del 2013.
Supportato da un team di latinisti, canonisti, avvocati e storici della Chiesa, Cionci ha prodotto 1.500 articoli, 2.800 podcast, 185 conferenze e 55 petizioni. Il 6 giugno 2024, ha depositato la petizione criminale originale di 100 pagine (protocollo 116/24) presso il Tribunale dello Stato della Città del Vaticano. È stata successivamente integrata da un primo supplemento formale il 13 febbraio 2025, un secondo supplemento formale l'11 novembre 2025, e un ulteriore reclamo nel febbraio 2026 riguardante l'asserita falsificazione della Declaratio.
L'argomento centrale è che la Declaratio di Benedetto ha deliberatamente o canonicamente distinto tra il munus (l'ufficio papale stesso) e il ministerium (l'esercizio di quell'ufficio), rendendo la rinuncia invalida e lasciando la Sede impedita (sede impedita).
Lo stesso Benedetto ha impiegato un linguaggio simile. Nella Declaratio ha affermato di rinunciare al "ministero" (ministerium) di Vescovo di Roma senza esplicitamente rinunciare al munus petrino. Nella sua ultima udienza generale il 27 febbraio 2013 ha dichiarato di rinunciare solamente "all'esercizio attivo del ministero", rimanendo "in modo nuovo al fianco del Crocifisso" e continuando "nel servizio della preghiera" all'interno "dell'enclave di San Pietro". Il suo segretario privato, l'Arcivescovo Georg Gänswein, in seguito ha descritto la situazione come un "ministero petrino allargato" con una dimensione sia attiva che contemplativa. Tuttavia, sia Benedetto che Gänswein hanno esplicitamente respinto la conclusione che queste distinzioni rendessero la rinuncia invalida o che lasciassero Benedetto ancora titolare del munus.
Cionci ha informato LifeSite che è stato personalmente interrogato dal Promotore della Giustizia Prof. Alessandro Diddi come testimone per quattro ore il 12 aprile 2025, confermando ulteriormente la natura attiva dell'indagine.
Sulla base della sua tesi e della consultazione con i suoi canonisti, Cionci sostiene che Leo XIV non può essere considerato il Papa legittimo dai fedeli per le seguenti ragioni:
è stato eletto da 108 cardinali falsi nominati da Bergoglio;
è stato eletto da 133 elettori, che sono 13 più dei 120 previsti dalla costituzione apostolica Universi Dominici Gregis (che non è mai stata abrogata da Francesco);
e la scoperta di uno smartphone su uno dei cardinali dopo l'Extra Omnes del 7 maggio.
Il lavoro di Cionci ha attirato il sostegno pubblico di figure rispettate negli ambienti cattolici tradizionali. Prominente tra loro è il P. Giorgio Maria Faré, un sacerdote carmelitano con dottorato di ricerca in teologia fondamentale della Pontificia Università Gregoriana di Roma. Il P. Faré ha ripetutamente riconosciuto il merito della ricerca di Cionci nel plasmare la sua stessa comprensione della rinuncia e ha collaborato con lui in conferenze pubbliche ed eventi. Un altro sacerdote che si è schierato con Cionci è don Fernando Maria Cornet, che possiede lauree in teologia e patristica dal prestigioso Pontificio Istituto Patristico Augustinianum di Roma.Don Cornet si è unito a Cionci nelle presentazioni a difesa della posizione della sede impedita.
La lettera verificata del 30 marzo conferma che l'indagine rimane aperta e la data di conclusione è sconosciuta. I sostenitori di Cionci vedono questo come evidenza concreta che il Vaticano non può più semplicemente ignorare la questione della sede impedita.
Il testo completo verificato della lettera del Promotore della Giustizia (Prot. N. 15/25 R.G.P.) è disponibile per la revisione. La parte principale della petizione di Cionci si trova qui.