(LifeSiteNews) — Nella sua recente «lettera enciclica» Magnifica Humanitas, Leone XIV ha reso pubblico il suo netto rifiuto del regno di Cristo Re sulle nazioni e sugli Stati.

In questo documento, afferma che la società civile possiede un’“autonomia” dalla religione, incluse le sue “valori” e le sue “leggi”, e che lo Stato gode di una “piena autonomia” dalla Chiesa cattolica.

Errore dopo errore circa il rapporto tra Chiesa e Stato, e circa l’autorità di Cristo e della sua Chiesa sul mondo da Lui creato, si diffondono per tutta Magnifica Humanitas.

In due precedenti articoli, ho esaminato i temi principali dell’enciclica e ho indagato su come contraddica l’insegnamento cattolico sull’autorità della Chiesa.

In questo terzo articolo, mi concentrerò sull’affermazione dell’“autonomia” della società civile rispetto alla Chiesa, analizzando specificamente come tale questione venga affrontata nella sezione del Capitolo I intitolata «Una Chiesa in cammino attraverso la storia umana».

La missione della Chiesa cattolica

Leone XIV apre la sezione con queste parole:

La vocazione e il dovere della Chiesa di accompagnare l’umanità nelle concrete vicende della storia la portano a riconoscere che le realtà terrene possiedono un proprio carattere e un ordine specifico.[1]

L’esposizione di Leone su questo argomento si apre con una spiegazione inadeguata della missione della Chiesa.

Il Concilio Vaticano I ha insegnato che:

Il Pastore e Vescovo eterno delle nostre anime volle fondare una santa Chiesa affinché potesse estendere l’opera redentrice del suo bene salvifico in tutte le generazioni.[2]

Questa è la missione o “vocazione” della Chiesa cattolica.

Il teologo Rev. E. Sylvester Berry ha spiegato:

Perché la Verità divina raggiungesse tutti gli uomini, Gesù Cristo fondò una Chiesa, un’istituzione dottrinale, per parlare al mondo in suo nome e con la sua stessa autorità. A questa Chiesa affidò una missione precisa e inequivocabile. Dov’era cioè insegnare agli uomini tutto ciò che Egli stesso aveva insegnato – null’altro, nulla di meno. Cristo impose a tutti gli uomini l’obbligo di ascoltare la sua Chiesa come ascolterebbero Lui stesso.[3]

Ogni singolo essere umano «deve sottomettersi all’autorità della Chiesa, lasciarsi insegnare e guidare da essa e ricevere da essa tutti i mezzi di salvezza. Ciò risulta chiaro dai poteri concessi da Cristo agli Apostoli quando li inviò a predicare a tutte le nazioni».[4]

È volontà di Gesù Cristo che tutta l’umanità sia sottoposta alla sua autorità, esercitata attraverso la gerarchia della sua Chiesa.

Questa autorità è triplice:

  • attraverso il suo potere d’insegnamento insegna infallibilmente l’intera Rivelazione divina a ogni generazione

  • attraverso il suo potere di santificazione rende sante le anime mediante i suoi sacramenti ed altri riti sacri

  • attraverso il suo potere di governo orienta le anime all’unione eterna con Sé stesso tramite discipline, leggi e comandamenti santi.

Ho spiegato più in dettaglio la natura di questa autorità in un articolo precedente.

Qui, sarà sufficiente notare la differenza tra presentare la Chiesa come autorità che insegna, governa e santifica l’umanità e presentarla come un’istituzione che non fa altro che “accompagnare l’umanità”, o come ha affermato Leone in un precedente paragrafo del testo, «una Chiesa che cammina al fianco dell’umanità, riconoscendo l’autonomia delle realtà terrene».[5]

La Chiesa cattolica non si limita a “camminare al fianco dell’umanità”. Essa è il Corpo Mistico di cui Gesù Cristo è il Capo divino. È suo volere che l’intera umanità sia unita in questa comunità e sottoposta alla sua giurisdizione.

La Chiesa insegna e governa gli uomini in tutto ciò che attiene alla salvezza eterna. Ha il diritto di emanare comandamenti e i suoi membri hanno l’obbligo di accogliere i suoi insegnamenti e obbedire alle sue leggi.

La Chiesa insegna con autorità anche gli uomini non battezzati, che sono strettamente obbligati a ricevere il battesimo ascoltando la predicazione della Chiesa, secondo il comando del loro Creatore:

Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato, sarà salvo; chi non crederà, sarà condannato. (Mc 16,15-16)

Come ha insegnato Papa Leone XIII:

Il suo impero comprende non solo le nazioni cattoliche, non solo i battezzati che, pur appartenendo di diritto alla Chiesa, sono stati sviati dall’errore o ne sono stati separati dallo scisma, ma anche quanti si trovano al di fuori della fede cristiana; di modo che veramente tutta l’umanità è soggetta al potere di Gesù Cristo.[6]

La società civile non possiede alcuna autonomia dalla religione

Nel successivo periodo del paragrafo 20, Leone XIV scrive:

Il Concilio Vaticano II ha espresso questo principio con particolare precisione nella Costituzione pastorale Gaudium et Spes, il cui 60° anniversario abbiamo ricordato e celebrato con gratitudine il 7 novembre 2025: «Se con l’autonomia delle realtà terrene si intende che le cose create e le società godono delle loro proprie leggi e dei loro valori, la richiesta di autonomia è perfettamente legittima».[7]

Il paragrafo 36 di Gaudium et Spes, che Leone cita, si riferisce specificamente all’autonomia dalla “religione”, che afferma essere “richiesta dall’uomo moderno”. Questo testo è tipico di Gaudium et Spes e, in genere, dei documenti del Vaticano II: prima, propone un errore dottrinale – in questo caso, che le “società” umane godano di “autonomia” dalla “religione” – poi introduce dei chiarimenti e delle precisazioni tesi a modificare l’errore originario, per sostenere che la prima affermazione debba essere interpretata in chiave ortodossa.

Questa strategia fu deliberata. Padre Edward Schillebeeckx, O.P., teologo eterodosso, rivelò che un membro della Commissione dottrinale del Concilio gli aveva confidato:

[…] parliamo diplomaticamente, ma dopo il Concilio trarremo le conclusioni implicite.[8]

In Magnifica Humanitas vediamo un esempio lampante di come trarre quelle “conclusioni implicite”. Leone non riporta nessuno dei distinguo o delle precisazioni di Gaudium et Spes: cita semplicemente l’errore di fondo.

Sembra chiaro che l’intenzione di Leone sia farci sapere che le “società” godono di “autonomia” dalla “religione” e possiedono le loro “proprie leggi e valori”. Arriva perfino a modificare la citazione da Gaudium et Spes per rendere più evidente l’errore, e poi, come vedremo, lo sviluppa ulteriormente sino ad affermare che lo Stato gode di “piena autonomia” dalla Chiesa.

L’affermazione dell’“autonomia” dell’umanità rispetto alla religione altro non è che un liberalismo spiccato.

L’essenza del liberalismo consiste nell’affermazione dell’indipendenza dell’intelletto e della volontà individuali rispetto alla necessaria conformità a una realtà esterna.[9] Il liberalismo considera «la libertà» dall’ostacolo esterno la maggiore determinante del fiorire umano. Più gli uomini sono liberi di pensare e agire secondo la loro volontà, più si avvicinano all’ideale liberale di vita perfetta.

La verità, però, è un’altra.

L’uomo è un essere dipendente, con una dipendenza ultima da Dio che l’ha creato e lo mantiene nell’essere ad ogni istante della sua esistenza. L’intelletto umano è stato creato per conoscere la verità, e la volontà è stata fatta per agire secondo la verità che essa conosce. Più l’uomo conosce la verità e conforma intelletto e volontà ad essa, più si avvicina al suo fine. La sua felicità più grande consiste nel vedere Dio con l’intelletto e riposare in Lui con la volontà per tutta l’eternità, nella visione beatifica del cielo.

La dipendenza da Dio è alla base della religione, tanto nel ordine naturale quanto in quello soprannaturale. Come ha scritto il filosofo Austin M. Woodbury, S.M.: «La religione si fonda sulla dipendenza essenziale dell’uomo da Dio, dalla cui comprensione dipendono gli obblighi religiosi».[10]

Questi obblighi includono il riconoscimento della nostra dipendenza da Dio, il culto che Gli dobbiamo e l’obbedienza alla Sua Legge eterna, scritta nei nostri cuori (Rm 2,15). Questa legge naturale va rispettata, comprese le sue prescrizioni di carattere religioso. (Per un approfondimento della legge naturale, vedi qui.)

L’affermazione secondo cui le “società” umane godrebbero di “autonomia” dalla “religione” e possederebbero “proprie leggi e valori” è semplicemente falsa, anche nel ordine naturale.

In Libertas, Papa Leone XIII ha insegnato che:

Rifiutare qualsiasi vincolo tra l’uomo e la società civile, da un lato, e Dio Creatore e, di conseguenza, il sommo Legislatore, dall’altro, è chiaramente ripugnante alla natura dell’uomo, ma anche alla natura di tutte le creature create.[11]

Questo perché «necessariamente tutti gli effetti devono essere, in qualche modo appropriato, collegati alla loro causa».[12] È questo vincolo che la dottrina di Leone XIV, se fosse vera, interromperebbe.

Le società umane sono obbligate a riconoscere Dio

In Immortale Dei, Papa Leone XIII ha scritto:

La natura e la ragione, che comandano a ogni singolo individuo di venerare Dio nella santità, perché apparteniamo a Lui e a Lui dobbiamo tornare giacché da Lui proveniamo, vincolano per una legge simile anche la comunità civile.[13]

Questo perché:

Gli uomini che vivono insieme nella società sono sotto il potere di Dio non meno degli individui, e la società, non meno degli individui, deve gratitudine a Dio che le ha dato l’essere e la mantiene, e nel cui incessante e provvido benevolo dono consiste l’arricchirsi di ogni sua benedizione.[14]

Ciò che è vero della religione naturale è vero anche della religione soprannaturale praticata dalla Chiesa cattolica.

Papa Leone XIII continua:

Nessuno può esimersi dal servir Dio come deve, e poiché il dovere principale di tutti è di attenersi alla religione sia nel suo insegnamento che nella sua pratica – non già in una qualsiasi religione di propria scelta, ma in quella che Dio comanda e che alcune note certe e chiarissime mostrano essere l’unica vera religione – è un crimine pubblico agire come se Dio non esistesse.

Allo stesso modo è peccato per lo Stato non prendersi cura della religione come di qualcosa che va oltre il suo scopo, o come di qualcosa di nessun vantaggio pratico, o, tra le molte religioni, scegliere quella più adatta ai propri gusti; siamo assolutamente tenuti a venerare Dio nel modo che Egli ha mostrato essere il Suo volere.[15]

E non esiste che una sola religione che Dio ha mostrato essere vera, come il Papa chiarisce:

Ora, non può essere difficile scoprire quale sia la vera religione, se solo la si cerca con animo sincero e imparziale; perché le prove abbondano e sono notevoli. Ne abbiamo ad esempio la realizzazione delle profezie, i miracoli in gran numero, la rapida diffusione della fede in mezzo ai nemici e di fronte a ostacoli insormontabili, la testimonianza dei martiri e altro ancora. Da tutto ciò è evidente che l’unica religione vera è quella fondata da Gesù Cristo stesso e che Egli affidò alla sua Chiesa perché la proteggesse e la propagasse.[16]

Per questo Leone XIV sbaglia gravemente quando suggerisce che le “società”, così come le loro “leggi” e “valori”, possano avere “autonomia” dalla religione.

La società civile non gode di “piena autonomia” dalla Chiesa

Leone XIV introduce il paragrafo 21 con queste parole:

Riconoscendo che Dio sostiene la libertà degli uomini e delle donne nel corso della storia, il Concilio Vaticano II ha evidenziato la distinzione tra comunità ecclesiale e comunità politica, sottolineando che ciascuna deve operare con piena autonomia.[17]

La Chiesa e lo Stato sono senz’altro società distinte, ma è falso affermare che lo Stato goda di “piena autonomia” dalla Chiesa.

Per quanto riguarda la distinzione tra queste due società, Papa Leone XIII ha insegnato:

Ciascuna è suprema nel suo genere, ciascuna ha limiti fissi entro cui è contenuta; limiti che sono definiti dalla natura e dall’oggetto specifico del campo di ciascuna, cosicché si può dire che esiste un’orbita tracciata, entro cui l’azione di ciascuna è determinata dal suo diritto nativo.[18]

Come abbiamo visto in precedenza, la Chiesa cattolica lavora per la salvezza e la santificazione dell’umanità.

Lo Stato, dall’altro lato, cerca il bene temporale di coloro sui quali esercita la propria autorità. Significa cioè che lavora per favorire lo sviluppo integrale della vita fisica, intellettuale e morale dei suoi sudditi e cerca di assicurare pace e prosperità a tutti coloro che lo costituiscono.[19]

Queste due sfere sono distinte tra loro e né la Chiesa né lo Stato devono usurpare le prerogative dell’altro. Sono società distinte e, in un senso molto reale, separate tra loro.

D’altra parte, i membri di ciascun’istituzione si sovrappongono. Ogni membro della Chiesa cattolica è anche membro di uno Stato. È quindi possibile essere contemporaneamente soggetti tanto alla Chiesa quanto allo Stato.

Poiché l’appartenenza alla Chiesa e allo Stato si sovrappongono, è anche possibile che vi sia un conflitto tra i rispettivi comandamenti. In Libertas, Papa Leone XIII nota:

A più riprese abbiamo sottolineato come, sebbene l’autorità civile non abbia lo stesso fine immediato della spirituale o proceda secondo le stesse direttrici, ciononostante, nel loro esercizio di poteri separati, si incontrano occasionalmente. Perché i loro sudditi sono gli stessi e non di rado trattano gli stessi oggetti, anche se in modi diversi.[20]

Egli prosegue:

Tuttavia, poiché uno stato di conflitto è assurdo e chiaramente ripugnante all’ordinamento più sapiente di Dio, ci deve essere necessariamente un qualche ordine o metodo per eliminare le occasioni di divergenza e contesa, e garantire l’armonia in tutto. Questa armonia è stato felicemente paragonato a quella esistente tra corpo e anima per il bene di entrambi e che, se separati, arrecherebbero danno irreparabile al corpo, giacché ne spegnerebbe la sua stessa vita.[21]

Nei casi in cui lo Stato comanda qualcosa in contrasto con la legge o l’insegnamento della Chiesa, è la Chiesa che deve essere obbedita. Questo perché il fine della Chiesa – la felicità eterna – è superiore al fine dello Stato – la felicità temporale.

Papa Leone XIII spiega:

Questa società è formata da uomini, come lo è anche la società civile, eppure è soprannaturale e spirituale per il fine per cui è stata fondata e per i mezzi con cui mira a raggiungerlo.

Di conseguenza, è distinta e differisce dalla società civile e, cosa essenziale, è una società istituzionalizzata per diritto divino, perfetta nella sua natura e nelle sue prerogative, per possedere in sé e per sé, per volontà e benevolenza del suo Fondatore, ogni necessaria disposizione per il suo mantenimento e la sua azione.

E come il fine cui la Chiesa mira è il più nobile di tutti i fini, così anche la sua autorità è la più elevata di tutte le autorità e non può essere considerata inferiore al potere civile, né in alcun modo dipendente da esso.[22]

Egli prosegue:

In realtà, Gesù Cristo conferì agli Apostoli unrestretta autorità sulle cose sacre, insieme al vero e autentico potere di fare leggi, e al duplice diritto di giudicare e di punire, che derivano da questo potere. «Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra: andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni […] insegnando loro a osservare tutto ciò che vi ho comandato». E in un altro punto: «Se non vi ascolteranno, dite alla Chiesa». E ancora: «Pronta a punire ogni disobbedienza». E una volta ancora: «Perché non debba essere costretto ad agire più severamente secondo il potere che il Signore mi ha dato per edificare e non per distruggere».[23]

È necessario che la Chiesa di Cristo possieda quest’autorità unrestretta perché:

Spetta alla Chiesa, non allo Stato, guidare l’uomo verso il cielo. È alla Chiesa, infatti, che Dio ha affidato l’incarico di vegliare su tutto ciò che concerne la religione e di emanare leggi al riguardo; di insegnare a tutte le nazioni, di diffondere il più possibile la fede cristiana e, in breve, di amministrare libera e senza ostacoli, secondo il suo giudizio, tutte le materie che cadono nella sua competenza.[24]

Lo Stato non può mai avere alcuna autorità sulla Chiesa in quanto tale, anche se esercita la sua autorità sui suoi membri in ambito civile. Lo Stato non ha alcun diritto di interferire nelle operazioni proprie della Chiesa e non può ostacolarle in alcun modo.

La Chiesa, al contrario, ha autorità suprema in tutto ciò che attiene alla salvezza eterna dell’uomo – che include ogni precetto della legge morale. Papa Leone XIII insegna:

Ora, questa autorità, perfetta in se stessa e chiaramente intesa ad essere illimitata, tanto a lungo osteggiata da una filosofia ossequiosa allo Stato, la Chiesa non ha mai cessato di rivendicarla per sé e di esercitarla apertamente. Gli Apostoli stessi furono i primi a difenderla, quando, vietati dai capi della sinagoga di predicare il Vangelo, risposero coraggiosamente: «Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini».[25]

Questa autorità, ha aggiunto il Papa, è stata difesa con «argomenti stringenti» dai «santi Padri della Chiesa» e «i Pontefici Romani non hanno mai esitato a difenderla con incrollabile costanza».[26]

È stata riconosciuta anche dai principi stessi:

Anzi, principi e tutti coloro che detengono il potere di governare hanno approvato questi principi, sia in teoria che in pratica. Non si può mettere in dubbio che nel concludere trattati, nella gestione degli affari politici, nello scambio di ambasciatori e in altre tipologie di relazioni ufficiali siano soliti trattare con la Chiesa come con un potere supremo e legittimo.[27]

L’insegnamento di Papa Leone XIII smonta l’affermazione di Leone XIV secondo cui lo Stato gode di “piena autonomia” dalla Chiesa cattolica.

La Chiesa cattolica è un «potere supremo e legittimo», con un’autorità «illimitata» e «incontrastata» in tutto ciò che rientra nella sua sfera d’azione. Le autorità civili devono sottomettersi alle autorità ecclesiastiche in tutto ciò che concerne la sua giurisdizione.

Cristo è Re su tutte le nazioni e gli Stati

Gesù Cristo è la Seconda Persona della Santissima Trinità, mediante il quale tutte le cose sono state create. Egli è il nostro Redentore e Signore. Regna sulla Chiesa, di cui è il Capo divino e Sommo Sacerdote, e regna sullo Stato, del quale è Re e Sovrano Signore. Ogni autorità legittima nella Chiesa come nello Stato trae origine da Lui.

Leone XIV, affermando l’autonomia della società civile sia dalla religione che dall’autorità ecclesiastica, nega la dipendenza che la società civile ha da Dio suo Creatore. Egli bandisce Gesù Cristo dalla vita politica e civile e limita la sua Chiesa al ruolo di semplice consigliera senza alcuna autorità.Leone ammette apertamente che questa è la sua intenzione. Ci dice di offrire queste spiegazioni perché «il mancato rispetto di ciò esporrebbe la Dottrina sociale al rischio di essere considerata un’indesiderata ingerenza negli affari “mondani” o come un codice etico esterno imposto dall’alto».[28]

Egli ritiene che la Chiesa non abbia alcun diritto di “ingerirsi” negli affari “mondani” degli uomini né di imporre la legge morale.

Può anche essere vero per la “Chiesa sinodale” di cui Leone è a capo, ma di certo non è vero per la Chiesa cattolica fondata da Gesù Cristo.

Questa Chiesa, infallibile e indefettibile, permane sempre fedele alla missione affidatale – insegnare alle nazioni con autorità e indirizzare gli uomini verso la vita eterna. Benché possa essere temporaneamente gettata nell’ombra dalle azioni degli uomini malvagi, attende solo il momento prestabilito dalla Provvidenza divina in cui la sua voce sarà udita con chiarezza da tutti, proclamando l’Impero del Nostro Signore.

Riferimenti

↑1Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 20.

↑2Concilio Vaticano I, Pastor Aeternus, 18 luglio 1870.

↑3Rev. E. Sylvester Berry, La Chiesa di Cristo: Trattato apologetico e dogmatico, (Mount St Mary’s Seminar, 1955), p. v.

↑4Berry, La Chiesa di Cristo, p. 23.

↑5, ↑28Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 18.

↑6Papa Leone XIII, Annum Sacrum, n. 3.

↑7Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 20.

↑8Per l’origine e il contesto della frase di Fr. Schillebeeckx vedi qui: https://dominicansavrille.us/little-catechism-of-the-second-vatican-council-part-two/.

Per naturalisti o razionalisti mirano nell’ambito della filosofia ciò che i sostenitori del liberalismo, applicando i principi del naturalismo, tentano nell’ambito della morale e della politica. La dottrina fondamentale del razionalismo è la supremazia della ragione umana, la quale, rifiutando di sottostare alla ragione divina ed eterna, proclama la sua indipendenza e si costituisce come principio supremo e fonte e giudice della verità.” Papa Leone XIII, Libertas, n. 15.

↑10Rev. A.M. Woodbury S.M., Apologetica, A30.B.

↑11Papa Leone XIII, Libertas, n. 15.

↑12Papa Leone XIII, Libertas, n. 15.

↑13, ↑14Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 6.

↑15Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 6.

↑16Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 7.

↑17Leone XIV, Magnifica Humanitas, n. 21.

↑18Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 13.

↑19Rev E. Cahill S.J., Il quadro di uno Stato cristiano (Dublino, 1932), p. xx.

↑20, ↑21Papa Leone XIII, Libertas, n. 18.

↑22Papa Leone XIII, Immortale Dei, nn. 8-10.

↑23Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 11.

↑24Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 10.

↑25, 26Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 12.

↑27Papa Leone XIII, Immortale Dei, n. 12.