Questa osservazione risuona singolarmente, mentre è stata appena pubblicata la prima enciclica che non ha una versione in latino (cfr. Addio al latino come lingua ufficiale della Chiesa), segnando così la rottura di fatto della Chiesa con la sua tradizione bimillenaria che faceva del latino la sua lingua ufficiale.

Eppure, nel 2012, Benedetto XVI aveva, attraverso un motu proprio, istituito una «Pontificia Academia Latinitatis». (a tutt'oggi esiste ancora, ha persino un sito internet https://www.pontificiaacademialatinitatis.org/. Non è più soltanto un guscio vuoto?)

Il motu proprio del 2012 si apriva con alcune osservazioni molto personali del Santo Padre (benoit-et-moi.fr/archives/2012)

1. La lingua latina è sempre stata tenuta in altissima considerazione dalla Chiesa cattolica e dai Pontefici romani, i quali ne hanno assiduamente favorito la conoscenza e la diffusione, avendone fatto la propria lingua, capace di trasmettere il messaggio universale del Vangelo, come già affermato con autorità dalla Costituzione apostolica Sapientia Veterum del mio Predecessore, il beato Giovanni XXIII.
In realtà, fin dalla Pentecoste, la Chiesa ha parlato e pregato in tutte le lingue degli uomini. Tuttavia, le Comunità cristiane dei primi secoli fecero ampio uso delle lingue greca e latina, lingue di comunicazione universale del mondo nel quale vivevano, grazie alle quali la novità della Parola di Cristo ha incontrato l'eredità della cultura greco-romana.
Dopo la scomparsa dell'Impero romano d'Occidente, la Chiesa di Roma non solo ha continuato ad usare la lingua latina, ma se ne è fatta in certo modo custode e promotrice, sia nei campi della teologia e della liturgia, sia in quello della formazione e della trasmissione del sapere.

2. Anche ai nostri giorni, la conoscenza della lingua e della cultura latina si rivela più che mai necessaria per lo studio delle fonti alle quali attingono, tra l'altro, numerose discipline ecclesiastiche come, ad esempio, la teologia, la liturgia, la Patristica e il diritto canonico, così come insegna il Concilio Vaticano II (cfr. Decr. Optatam totius, 13).
Inoltre, in questa lingua sono redatti nella loro forma tipica, proprio per sottolineare il carattere universale della Chiesa, i libri liturgici del Rito romano, i documenti più importanti del Magistero pontificale e gli atti ufficiali più solenni dei Sommi Pontefici.

3. Nella cultura contemporanea si constata tuttavia, nel contesto di un generale indebolimento degli studi umanistici, il pericolo di una conoscenza sempre più superficiale della lingua latina, che si riflette anche negli studi filosofici e teologici dei futuri sacerdoti. D'altro canto, proprio nel nostro mondo, dove la scienza e la tecnologia hanno una parte così grande, vi è un rinnovato interesse per la cultura e la lingua latina, non solo in quei Continenti che hanno le loro radici culturali nell'eredità greco-romana. Questa attenzione è tanto più importante in quanto coinvolge non solo gli ambienti accademici e istituzionali, ma riguarda anche i giovani e gli studenti provenienti da Nazioni e tradizioni molto diverse.

4. Sembra dunque urgente sostenere gli sforzi per una migliore conoscenza e un utilizzo più competente della lingua latina, tanto nell'ambito ecclesiastico quanto nel più vasto mondo della cultura. Al fine di sottolineare e di far risuonare questo sforzo, appare più che mai opportuno adottare metodi didattici in adeguamento alle nuove condizioni, e la promozione di una rete di relazioni tra gli istituti universitari e i ricercatori, al fine di valorizzare il ricco e variegato patrimonio della civiltà latina.
Per aiutare a raggiungere questi obiettivi, seguendo le tracce dei miei venerati Predecessori, con questo Motu Proprio, istituisco oggi la Pontificia Accademia di Latinità, che dipende dal Consiglio Pontificio della Cultura. Essa è diretta da un Presidente, coadiuvato da un Segretario, da me nominati, e da un Consiglio accademico.


La Fondazione Latinitas, stabilita dal Papa Paolo VI, con la Lettera Romani Sermonis del 30 giugno 1976, è estinta.
La presente Lettera apostolica in forma di Motu Proprio, con la quale approvo ad experimentum per cinque anni lo statuto, ordino sia pubblicata nell'Osservatore Romano.

Dato a Roma, presso San Pietro, il 10 novembre 2012, memoria di san Leone Magno, nell'ottavo anno del mio pontificato.

Benedictus PP XVI

Andrea Tornielli (era ovviamente prima che diventasse il portavoce esclusivo del papa argentino) aveva dedicato un articolo molto interessante in anticipazione dell'annuncio ufficiale. Dove scopriamo il difficile compito dei latinisti della Curia, che cercano di tradurre al meglio i termini tecnici dell'Enciclica economica « Caritas in Veritate ». Un lavoro che oggi, manifestamente, nessuno è più in grado di fare.

Ecco come il Papa vuole promuovere il latino


Andrea Tornielli,
La Stampa, 31/8/2012


«Promoveatur lingua latina». (promoviamo la lingua latina)

Il Papa Ratzinger vuole sviluppare la conoscenza della lingua di Cicerone, Agostino ed Erasmo da Rotterdam, nella Chiesa, ma anche nella società civile e nella scuola, e si appresta a pubblicare un motu proprio che istituisce la nuova «Pontificia Academia Latinitatis».

Fino ad ora, dall'altro lato del Tevere, era una fondazione, « Latinitas », rimasta sotto l'egida della Segreteria di Stato e ormai destinata a scomparire, quella che si occupava di mantenere in vita l'antico idioma: oltre a pubblicare la rivista omonima e a organizzare il concorso internazionale « Certamen Vaticanum » di poesia e prosa latina, negli anni passati ha lavorato per tradurre le parole moderne in latino.

L'imminente istituzione della nuova accademia pontificale che si aggiunge alle undici esistenti – tra le quali vi sono le più sensibili, quelle dedicate alla scienza e alla vita – è confermata in una lettera che il cardinale Gianfranco Ravasi, presidente del Consiglio pontificio per la Cultura, ha inviato a don Romano Nicolini, un sacerdote di Rimini, grande sostenitore del ritorno del latino al liceo. Ravasi ha ricordato che l'iniziativa dell'Accademia è « voluta dal Santo Padre » ed è patrocinata dal dicastero vaticano della cultura; ne faranno parte « eminenti studiosi di diverse nazionalità, con l'obiettivo di promuovere l'utilizzo e la conoscenza della lingua latina tanto nell'ambito ecclesiastico quanto in quello civile, e quindi scolastico ». Un modo di rispondere, conclude il cardinale nella lettera, « a numerose richieste che ci giungono da diverse parti del mondo ».

Cinquant'anni sono trascorsi da quando Giovanni XXIII, alla vigilia del Concilio, promulgò la Costituzione Apostolica « Veterum sapientia » per definire il latino come lingua immutabile della Chiesa e per riaffermarne l'importanza, chiedendo alle scuole e università cattoliche di ripristinarlo nel caso fosse stato abbandonato o ridotto. Vaticano II deciderà di mantenere alcune parti della messa in latino, ma la riforma liturgica post-conciliare doveva abolire ogni sua traccia nell'uso corrente. Così, mentre mezzo secolo prima, prelati da tutte le parti del mondo avevano potuto comprendersi mutuamente parlando la lingua di Cesare e i fedeli mantenevano un contatto settimanale con essa, oggi, nella Chiesa, il latino non gode più di buona salute. E sono altri ambienti, laici, che sono motivati per promuoverlo.

Dall'altro lato del Tevere, gli specialisti continuano a lavorare, proponendo neologismi per tradurre le encicliche papali e i documenti ufficiali.

Un lavoro non molto facile è stato quello di tradurre in latino l'ultima enciclica di Benedetto XVI, « Caritas in veritate » (luglio 2009), dedicata alle urgenze sociali e alla crisi economica e finanziaria. Alcune scelte dei latinisti della Santa Sede sono state criticate da « La Civiltà Cattolica », l'influente rivista gesuita, che ha esaminato la scelta discutibile dei termini « delocalizatio », « anticonceptio » e « sterilizatio », approvando invece le scelte di « plenior libertas » per liberalizzazione, e « fanaticus furor » per fanatismo. Tra le curiosità, il termine « fontes alterius generis » per tradurre « fonti alternative di energia » e « fontes energiae qui non renovantur » per risorse energetiche non rinnovabili.

L'iniziativa del Papa di istituire una nuova Accademia Pontificale è un segnale importante, di rinnovata attenzione. « Il latino educa ad avere stima per le belle cose – spiega don Nicolini, che ha diffuso in ambito scolastico diecimila copie di un opuscolo gratuito di introduzione alla lingua latina ed è intento a diffondere l'appello per farla tornare fra le materie del curriculum scolastico – e ci insegna anche a dare importanza alle nostre radici ».

Tra coloro che lavorano per rinnovare il lessico latino al fine di poter comunicare nella lingua di Cicerone, vi è anche don Roberto Spataro, 47 anni, professore di letteratura cristiana antica e segretario del Pontificium Institutum Altioris latinitatis, voluto da Paolo VI presso la odierna Università pontificia salesiana di Roma.

« Come tradurre « corvo »?

Mi aspettavo questa domanda… Bene, direi: «Domesticus delator» o «Intestinus proditor», risponde il sacerdote [si era nei pieno dei « Vatileaks, ndt]. E spiega come si formano i neologismi latini: « Ci sono due scuole di pensiero. La prima, che si potrebbe chiamare anglosassone, ritiene che prima di creare un neologismo per tradurre le parole moderne, bisogna vagliare tutto ciò che è stato scritto in latino nel corso dei secoli, non solo in latino classico. L'altra scuola, che per comodità chiameremo latina, crede che si possa essere più liberi nel creare una perifrasi che renda bene l'idea e il significato della parola moderna, mantenendo al contempo il sapore del latino classico, di Cicerone ».

Spataro appartiene alla seconda scuola e invita « a sfogliare l'ultima edizione del «Lexicon recentis latinitatis», curato da don Cleto Pavanetto, eccellente latinista salesiano e pubblicato nel 2003, con non meno di 15.000 vocaboli moderni tradotti in latino ».

Ad esempio, fotocopia si traduce con «exemplar luce expressum», banconota diventa «charta nummária», pallacanestro «follis canistrique ludus», bestseller «liber máxime divénditus», jeans blu «bracae línteae caerúleae», e gol (nel calcio) «retis violátio». Le minigonne diventano «brevíssimae bracae femíneae», l'IVA è tradotta con «fiscale prétii additamentum», paracadute diventa «umbrella descensória».


Nel lessico mancano tuttavia i riferimenti a Internet. « Infatti non ce ne sono – spiega don Spataro – ma nel corso dei nove ultimi anni, tra coloro che scrivono e parlano in latino, si sono formate nuove espressioni. Così, Internet è « inter rete », e l'indirizzo e-mail « inscriptio cursus electronici »».