Spagna, papa Leone ha incontrato sei vittime di abuso nella Chiesa

Gli abusi sessuali all’interno della Chiesa sono stati un tema nel viaggio apostolico in Spagna di papa Leone.

El Pais nell’occasione è tornato sulle denunce di abusi nel paese. Secondo il 71% delle persone intervistate, la gerar­chia eccle­sia­stica con­ti­nua a coprire i casi di pedo­fi­lia e il 43,1% degli inter­vi­stati sostiene che la Chiesa ha pro­tetto gli aggres­sori anzi­ché le vit­time.

Il quotidiano spagnolo da otto anni sta portando avanti un’inchiesta sulle violenze nella Chiesa. Tra i dati pubblicati ci sono i 1.622 casi di abusi ses­suali nella Chiesa emersi attra­verso pro­ce­di­menti giu­di­ziari, inchie­ste e sen­tenze cano­ni­che, mentre sono 94 gli alti respon­sa­bili spa­gnoli accu­sati o sospet­tati di aver insab­biato denunce di pedo­fi­lia, pro­tetto sacer­doti abu­sa­tori o silen­ziato le vit­time.

«Il Papa ignora la pedofilia durante la sua visita a Montserrat, uno degli epicentri dello scandalo in Catalogna», ha titolato la testata giornalistica spagnola aggiungendo nel sottotitolo che «Papa Leone XIV ha evitato di menzionare gli abusi nella regione con il maggior numero di casi in Spagna, circa 500 vittime». Non solo, il papa il 7 giugno ha partecipato all’incontro dell’ordine agostiniano insieme a un frate accusato di aver insabbiato una denuncia di abuso.

Prevost ha poi incontrato sei persone abusate da membri del clero. «Uno degli incontri più dolorosi è con coloro che sono stati feriti proprio da chi doveva prendersi cura di loro», ha detto il papa. «Di fronte a questa piaga, la comunità ecclesiale è chiamata a rispondere con l’ascolto, la verità, la giustizia, la riparazione e un impegno sempre più deciso nella prevenzione e nella cultura della cura», ha detto Prevost e ha aggiunto: «Ogni persona ferita deve poter trovare ascolto sincero, accoglienza, protezione e percorsi reali di guarigione».

Dichiarazioni di intenti a cui ormai papa Leone è avvezzo ma che non hanno un corrispettivo nella prassi. Non hanno mancato di farglielo notare nove delle principali associazioni spagnole di vittime di abusi che hanno protestato di essere state escluse. Al centro delle loro critiche anche alcuni passaggi del recente accordo tra la Conferenza Episcopale Spagnola e lo Stato a tutela delle vittime, in particolare la mancanza di approvazione dell’imprescrittibilità dei reati pedofili sollecitata anche dall’Onu e la mancanza di obbligo giuridico a rispettare il sistema di riparazione, concordato tra il governo spagnolo, la Conferenza episcopale e il Difensore del popolo, entrato in vigore quest'anno. «Nel mio caso, l’abbazia si è dichiarata insubordinata morale rifiutando di applicare il sistema di riparazione e invece di essere sanzionata riceve un premio: la visita mercoledì del papa», ha detto sarcasticamente all’Ansa Miguel Hurtado, fondatore del movimento “Reparacion Integral Ya’‘, vittima degli abusi del monaco defunto Andreu Soler nell’abbazia di Montserrat.

Non siamo “sporco” da lavare né “persone fragili”: petizione degli ex Focolari al Vaticano

Oref, organizzazione di ex appartenenti al Movimento dei Focolari, ha avviato una raccolta firme per sostenere un’istanza formale di segnalazione indirizzata al Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita.

Al centro della petizione la puntata del podcast “La Chiesa e i miei perché” curata da padre Fabio Ciardi, con il titolo: “Abusi. Come lavare via lo sporco?” del 27 maggio scorso.

«Abbiamo ricevuto testimonianze di profonda sofferenza e turbamento da parte di diversi sopravvissuti ad abusi spirituali, psicologici e di coscienza. Molte persone hanno percepito tale formulazione come lesiva della propria dignità e incompatibile con la particolare sensibilità che il tema degli abusi richiede», sottolineano i promotori della petizione. «Riteniamo che, quando si affrontano questioni così delicate, il linguaggio utilizzato assuma un’importanza decisiva. Espressioni come “lavare via lo sporco” sono metafore inappropriate, perché applicano al tema degli abusi categorie linguistiche che, nella sensibilità di molte persone sopravvissute, possono evocare impurità, vergogna o una qualche forma di contaminazione morale della vittima, mentre gli abusi riguardano persone che hanno subito dei soprusi e meritano di essere riconosciute e ascoltate senza ambiguità. Questa espressione conferma una tendenza già osservata in altri contesti: si concentra l’attenzione sulle difficoltà o le sofferenze che una determinata situazione produce all’interno del Movimento, piuttosto che sull’esperienza delle persone che ne sono direttamente coinvolte».

Lettera aperta di Antonio Messina al Presidente della Repubblica

Il 2 giugno a Enna, alle celebrazioni per la Festa della Repubblica, era presente anche il vescovo di Piazza Armerina Rosario Gisana. Circostanza che ha portato Antonio Messina, archeologo che ha denunciato don Giuseppe Rugolo per gli abusi subiti quando era minorenne, a scrivere una lettera aperta al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Rugolo, sacerdote della diocesi di Piazza Armerina, è stato condannato in via definitiva a tre anni di reclusione e il vescovo Gisana è attualmente imputato per falsa testimonianza nell’ambito del processo a Rugolo insieme al vicario della diocesi, don Vincenzo Murgano.

«Tale circostanza mi ha profondamente sconvolto», ha scritto Messina, che ha chiesto a Mattarella «un intervento volto a sensibilizzare le istituzioni locali, e nello specifico la Prefettura di Enna, al rispetto del sentire delle vittime dei reati».

  • Abusi nel seminario francescano, il Tribunale ecclesiastico: «Gravi responsabilità della Chiesa»

Sono state depositate le motivazioni dal Tribunale ecclesiastico interdiocesano sardo sugli abusi nel seminario francescano di Oristano dal 1987 al 1990 perpetrati da don Valerio Manca nei confronti di don Paolo Contini.

Manca è stato ridotto allo stato laicale per le sue responsabilità. «Colpevole assenza di vigilanza da parte di chi aveva l’obbligo di tutelare il gregge, preferendo il decoro dell’abito alla salvezza delle anime», si legge nelle motivazioni della sentenza.

Definitiva condanna per ex insegnante di religione

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della difesa ed è passata in giudicato la condanna a 12 anni dell’ex professore di religione del liceo scientifico “Ettore Majorana” di Latina, nonché ex diacono, Alessandro Frateschi.

«Dall’analisi della documentazione digitale rinvenuta nei dispositivi informatici sequestrati all’imputato, si rileva non solo l’esistenza di copioso materiale di chiaro contenuto pedopornografico, consistente in file di video e file di immagini sia reali che virtuali, tutte ritraenti individui di sesso maschile, sia l’esistenza di una conversazione tramite messenger con una persona che riferiva di abusi subiti, dall’età di sette fino ai dieci anni, ad opera del nonno, oltre a file di carattere pornografico», si legge nella sentenza di appello del 26 novembre 2025.

I gesuiti continuano a non pubblicare il report integrale sugli abusi di Sauro De Luca

Come abbiamo riportato nel nostro precedente numero della rassegna stampa, ha suscitato polemiche la decisione del Meg, il Movimento Eucaristico Giovanile, di non pubblicare la relazione finale di Grazia Villani, scelta per coordinare il “cammino di verità” sugli abusi di padre Sauro De Luca.

È stata pubblicata sul sito del movimento dei Gesuiti una replica da parte del Meg in cui si giustifica la scelta di non rendere pubblico il report per tutelare la riservatezza delle vittime e «riducesse il rischio di ulteriori esposizioni dolorose e di rivittimizzazione» delle persone coinvolte. «Come già indicato in precedenti comunicazioni, la “Relazione conclusiva a partire dal Cammino di verità” ha comunque riportato tutti i fatti contenuti nel “Final Report”», si legge ancora nella nota.

Il Meg afferma di essere in uno stato avanzato del discernimento su come proseguire l’analisi del materiale raccolto alla luce delle nuove testimonianze emerse. I gesuiti affermano poi di aver predisposto «misure di accompagnamento e riparazione economiche personalizzate».

Parole contraddistinte da incertezze, contraddizioni e vaghezza che non hanno soddisfatto le vittime e gli ex appartenenti al Meg, che continuano a chiedere giustizia e trasparenza. Ci torneremo con un’inchiesta dedicata proprio al Report e al caso De Luca, per mostrare cosa rivela questa ambigua gestione della verità da parte dei gesuiti - in particolare della Provincia italiana - già provati dal caso Rupnik.