Il PCC ha un nuovo "vescovo" della Chiesa ufficiale consacrato con l’accordo dell’antipapa Leone. Il tradimento storico dei cattolici cinesi si approfondisce ulteriormente sotto Leone, dopo "Francesco".
«Prendersi cura della nostra casa comune» promuove il «panenteismo» come nuova via per comprendere il rapporto di Dio con il mondo, un’idea già respinta dalla Chiesa.
"Divinizzando il cosmo e presentando l’umanità come auto-redentrice attraverso l’evoluzione collettiva, il nuovo magistero rischia di cancellare il bisogno della grazia e della redenzione, riduce Cristo a un semplice esempio morale e trasforma la Chiesa in un’istituzione socio-politica piuttosto che salvifica."
Chiese incenerite, sacerdoti decapitati, sangue versato durante la messa, profanazione del sacro: il cattolicesimo è in fiamme, mentre i suoi edifici vengono svuotati dai nemici della fede.
Il nuovo, perspicace articolo di Elizabeth Yore esamina lo stato di decadenza della Chiesa cattolica. Non si può fare a meno di sospettare che tale decadenza non sia casuale, ma direttamente collegata all'ascesa al potere, negli ultimi tredici anni, di una nuova dinastia antipapale in Vaticano.
Il papa approva in Francia la copertura delle opere di Marko Rupnik sotto processo per abusi, ma benedice la solenne inaugurazione in Brasile della facciata della basilica targata Centro Aletti
Sembra che la mano destra di papa Leone XIV non sappia che cosa fa la mano sinistra, ma la Chiesa di Roma non sembra preoccuparsi di chiarire alcunché ai fedeli e allo stesso clero. Eppure non c’è spiegazione che possa venire in mente.
In questi giorni si parla molto del nuovo libro di mons. Viganò, dove l’autorevole portavoce della FSSPX scrive che tutti i papi «postconciliari, sono in stato di scisma con il papato», e li considera «nemici del papato». Personalmente considero Giovanni Paolo II e Benedetto XVI due santi, e pertanto sconsiglio vivamente di leggere questo articolo ai viganiani antipapali e nemici del concilio. Ho già affrontato il tema delle dimissioni di Benedetto XVI nel mio libro del 2025, ma dato che la Cattedra di Pietro continua a essere occupata abusivamente tra la totale indifferenza di cardinali e vescovi – compreso Viganò –, non è certamente superfluo riprendere il tema.
Il cosiddetto caso Lute (soprannome del sacerdote Eleuterio Vásquez González, parroco della diocesi di Chiclayo in Perù) rimane oggetto di discussione, non solo nella Chiesa. Vásquez fu denunciato con l’accusa di abusi sessuali su tre sorelle minorenni che egli avrebbe portato a trascorrere la notte con lui in una residenza parrocchiale nella sierra. Le denunce furono presentate direttamente all’allora vescovo di Chiclayo, Robert Francis Prevost, oggi papa Leone XIV; in seguito, nel novembre 2025 il Vaticano concesse a padre Lute la dispensa dallo stato clericale (un favore, non una sanzione). Ma l’avvocato che rappresentava le vittime, il sacerdote e canonista Ricardo Coronado Arrascue, è stato inabilitato a occuparsi di loro.
Nuove rivelazioni sulle ordinazioni segrete di vescovi clandestini in Cina dimostrano che l’accordo sino-vaticano ha fallito clamorosamente nel raggiungere il suo scopo.
La scoperta che i vescovi vengono ordinati segretamente per la Chiesa clandestina in Cina è una notizia dirompente, poiché mina l’intera narrazione fornita dalla Santa Sede riguardo ai suoi rapporti con lo Stato comunista. Il Vaticano deve ora respingere l’accordo del 2018 con la Cina o rischiare di essere, se già non lo è, consapevolmente complice della persecuzione dei cattolici.
Pechino sceglie i vescovi comunisti. Roma dice sì.
Pechino ha scelto un nuovo vescovo cattolico che ha promosso l’ideologia comunista, partecipato alla «rieducazione» politica maoista e sminuito le segnalazioni di persecuzioni contro i cattolici nella sua stessa diocesi. Roma lo ha comunque approvato. La consacrazione di Paul Liu Honggang, scrive Gaetano Masciullo, è un esempio sconcertante di ciò che l’accordo sino-vaticano ha prodotto: il regime comunista sceglie, e Roma si adegua.
Esiste nella Chiesa un modo per porre fine ai procedimenti per abusi su minori che non passa attraverso una sentenza, non accerta i fatti, non ascolta la vittima e non lascia alcuna traccia pubblica.