La sinodalità avvicina le anime a Cristo. «Siamo così occupati a discutere come la Chiesa debba camminare insieme che a volte dimentichiamo dove è diretta»
Il vescovo ausiliare Rob Mutsaerts di ’s-Hertogenbosch ha scritto una lettera aperta a papa Leone XIV, mettendo in dubbio se il Sinodo sulla sinodalità stia raggiungendo il suo scopo centrale di condurre le anime alla salvezza.
Nella lunga lettera, pubblicata sul blog del vescovo il 13 agosto, monsignor Mutsaerts afferma che la prova decisiva del processo sinodale non è il numero di incontri tenuti o di documenti prodotti, ma se esso abbia rafforzato la fede cattolica e incoraggiato la conversione.
«La fede è diventata più forte? Cristo è stato proclamato con maggiore chiarezza? Più persone sono giunte alla conversione?», si chiede il vescovo ausiliare. Egli si interroga anche se la partecipazione alla Messa domenicale sia aumentata, se siano cresciute le vocazioni sacerdotali, se la catechesi sia divenuta più solida e se sia emerso un maggiore rispetto per l’Eucaristia.
Il vescovo inizia sottolineando il suo rispetto per il ministero petrino e afferma che la decisione di rivolgersi pubblicamente a papa Leone nasce dalla preoccupazione per la salvezza delle anime. «La mia domanda è semplice e sincera: il processo sinodale aiuta davvero a condurre le anime a Cristo e alla salvezza eterna?», scrive monsignor Mutsaerts.
Il vescovo richiama il principio cattolico tradizionale, Salus animarum suprema lex — la salvezza delle anime è la legge suprema — e afferma che tale principio dovrebbe essere applicato ai frutti del processo sinodale. Egli riconosce le buone intenzioni di quanti hanno partecipato al Sinodo e precisa che le sue critiche non sono rivolte contro le persone. Tuttavia, il vescovo Mutsaerts sostiene che «Cristo stesso ci ha dato un criterio semplice per questo: “Li riconoscerete dai loro frutti”».
Il vescovo argomenta che il Sinodo ha coinvolto ampie consultazioni, incontri e discussioni, ma afferma che queste attività di per sé non possono stabilire se il processo abbia avuto successo. Egli chiede invece se la Chiesa sia divenuta più efficace nel proclamare Cristo e se più persone siano state condotte alla conversione.
Le sue critiche riguardano un processo sinodale che prosegue oltre le due sessioni del Sinodo dei vescovi tenutesi nel 2023 e nel 2024. L’attuazione del processo dovrebbe continuare attraverso tappe locali, nazionali e continentali, prima di un’assemblea ecclesiale a Roma nell’ottobre 2028.
Nella lettera, il vescovo Mutsaerts sostiene che la prosecuzione del processo solleva interrogativi su come la sinodalità stia diventando una caratteristica permanente del governo della Chiesa, piuttosto che un processo definito per affrontare questioni ecclesiali specifiche. Egli contrappone questo alla funzione storica dei sinodi e dei concili, che erano generalmente convocati per affrontare questioni particolari riguardanti la vita e la missione della Chiesa.
«Il primo aspetto degno di nota è già nel nome: Sinodo sulla sinodalità», scrive il vescovo Mutsaerts. Egli osserva che la Chiesa ha sempre deliberato collettivamente, citando l’incontro degli apostoli a Gerusalemme e i grandi concili della Chiesa. Tuttavia, distingue questo dall’idea di rendere il processo di consultazione stesso un paradigma ecclesiale permanente. «Il sinodo classico era un mezzo», scrive il vescovo Mutsaerts. «Nel discorso sinodale contemporaneo, la sinodalità minaccia di diventare un fine in sé».
Al centro delle preoccupazioni del vescovo Mutsaerts vi è la domanda su dove la Chiesa debba cercare il fondamento della propria fede. Egli afferma che la Chiesa non crea la fede attraverso la discussione, ma la riceve da Cristo e la custodisce ciò che le è stato affidato tramite la Sacra Scrittura, la Tradizione apostolica e il Magistero della Chiesa. «La verità non è prodotta dal consenso», scrive il vescovo Mutsaerts.
Il vescovo afferma che l’ascolto è essenziale per il ministero pastorale, ma sostiene che la Chiesa deve in definitiva ascoltare Cristo, la Sacra Scrittura, la Tradizione apostolica, i santi e il Magistero della Chiesa. Il vescovo Mutsaerts avverte che iniziare principalmente dalle aspettative contemporanee può creare difficoltà quando queste si scontrano con il Vangelo.
«Allora non è il Vangelo che deve cambiare; allora deve cambiare l’uomo», scrive il vescovo Mutsaerts. «Nel cristianesimo, questo si chiama conversione».
Il vescovo richiama l’attenzione su chiese vuote, sulla diminuzione della conoscenza della dottrina cattolica, su una vita sacramentale indebolita, sulla scomparsa di monasteri e comunità religiose e sul basso numero di vocazioni sacerdotali, realtà che, a suo avviso, dovrebbero plasmare le priorità della Chiesa.
Egli non respinge come illegittime le questioni relative alla partecipazione, alla responsabilità, alle strutture o al governo della Chiesa. Piuttosto, il vescovo sostiene che queste non dovrebbero sostituire l’evangelizzazione.
«Questi possono essere temi legittimi», afferma il vescovo Mutsaerts. «Ma una casa in fiamme ha priorità diverse rispetto a questioni di ordine domestico».
Il vescovo Mutsaerts mette in guardia anche sulle aspettative create dalla prolungata discussione su questioni controverse. Egli afferma che quando temi come il diaconato femminile, il sacerdozio, la morale sessuale, il ruolo della donna e l’autorità ecclesiale rimangono in discussione per anni, i cattolici potrebbero concludere che la Chiesa sia pronta a cambiare la propria dottrina. Quando tali aspettative non possono essere soddisfatte senza rompere con la dottrina cattolica, sostiene il vescovo Mutsaerts, ne può seguire una delusione.
Il vescovo richiama l’attenzione sui cattolici che partecipano regolarmente alla Messa, pregano, crescono le famiglie nella fede o perseguono una vita di contemplazione, ma che potrebbero non prendere mai parte agli incontri di consultazione diocesana. «Il Popolo di Dio è più grande del cerchio intorno al tavolo delle riunioni», scrive il vescovo Mutsaerts.
Il vescovo passa poi a considerare le implicazioni della sinodalità per l’ecclesiologia e la comprensione che la Chiesa ha di sé. Egli sostiene che la Chiesa deve continuamente riformarsi, ma non può ridefinire la fede che ha ricevuto. «La Chiesa deve convertirsi continuamente, ma è edificata sugli apostoli», spiega il vescovo Mutsaerts.
Il vescovo individua anche nella liturgia un’importante misura della salute spirituale della Chiesa. Egli sostiene che lo stato del culto cattolico rivela la forza della fede cattolica e richiama l’Eucaristia, la confessione, il silenzio e la riverenza come aspetti essenziali della vita della Chiesa. «Una nuova struttura di partecipazione non può risolverlo», scrive il vescovo Mutsaerts. «Né può farlo una nuova assemblea».
Il vescovo Mutsaerts torna ripetutamente allo scopo missionario della Chiesa. Egli scrive che il mondo contemporaneo è alla ricerca di un senso, affrontando solitudine, rottura familiare, cambiamenti tecnologici e incertezza sul destino dell’uomo. In tali circostanze, afferma il vescovo, la Chiesa possiede già ciò di cui ha bisogno per la sua missione: il Vangelo, i sacramenti, l’Eucaristia, la Sacra Scrittura, la sapienza della tradizione della Chiesa e, soprattutto, Gesù Cristo.
«Il mondo non aspetta un’altra organizzazione che lo ascolti», scrive il vescovo Mutsaerts. «Ce ne sono già abbastanza. Il mondo aspetta qualcuno che gli dica per cosa è stato creato».
Il vescovo conclude richiamandosi al racconto evangelico dei discepoli sulla strada di Emmaus, presentandolo come modello di come la Chiesa debba comprendere il camminare insieme. Cristo ascolta i discepoli, osserva monsignor Mutsaerts, ma non si limita a confermare la loro interpretazione degli eventi. Piuttosto, Cristo li corregge, apre loro le Scritture e li conduce al riconoscimento di Sé. «Siamo così occupati a discutere come la Chiesa debba camminare insieme che a volte dimentichiamo dove è diretta», scrive il vescovo Mutsaerts.
Il vescovo chiede al Papa di rafforzare i cattolici nella fede, di ricordare alla Chiesa l’importanza di proclamare Cristo e di impedire che i processi ecclesiali si distacchino dall’evangelizzazione e dalla salvezza delle anime. «La mia preghiera nei tuoi confronti è semplice: dammi chiarezza», scrive il vescovo Mutsaerts.
«Una volta che tutti i sinodi saranno conclusi, tutti i documenti saranno stati scritti, tutte le commissioni sciolte e i nostri nomi dimenticati», conclude, «rimane solo la domanda che conta davvero: abbiamo condotto le persone affidate alle nostre cure più vicino a Gesù Cristo?»