Un bellissimo nome
Lucifero, la storia successiva tende a farcelo dimenticare, è un bellissimo nome, che significa "Portatore di Luce", in questo caso la luce divina che il primo dei Serafini aveva il compito di diffondere sugli altri cori angelici e poi sull'umanità, ruolo che rifiutò, non volendo abbassare la sua natura superiore, colma di doni eccezionali, a servire un Dio fatto uomo, prigioniero della materia. Ribellandosi al piano divino, gridando che non servirebbe, Lucifero rompe la sua alleanza d'amore smisurato con l'Altissimo e si condanna per l'eternità a una sventura irreparabile, incommensurabile, che possiamo a malapena immaginare. Fatto ciò, perde senza ritorno non solo le straordinarie virtù che possedeva, ora rovinate, falsate, ma anche il suo posto al vertice della gerarchia angelica, passato a San Michele. Perde anche il suo nome, che non merita più, per assumere quello di Satana, o di Diavolo, che in greco significa "Divisore" perché si accanirà a separare l'uomo dal suo Creatore.
Sotto la protezione della Madonna
In latino, Lucifero indica anche "la stella del mattino", l'ultima a brillare mentre l'alba si leva, annunciando il sorgere del sole, motivo per cui questo nome di Stella Matutina è portato da Maria, che annuncia e genera il Cristo, Sole di Giustizia. Questo spiega perché, nei primi tempi della Chiesa, non sembrò scandaloso battezzare un bambino con il nome di Lucifero, il che equivaleva a metterlo, non sotto la protezione del Maligno, ma al contrario, sotto quella della nostra Signora, ed è così che all'inizio del IV secolo un futuro vescovo ricevette questo nome al battesimo.
Per essere franchi, ciò che sappiamo di lui è limitato e la sua memoria si è oscurata, non a causa di un nome sempre più inaccettabile, ma a causa di posizioni, coraggiose ma un po' rigide, che lo portarono infine a provocare uno scisma…
Contro Arius, il Credo di Nicea
La prima traccia di Lucifero, di cui ignoriamo il luogo di nascita, forse l'Italia, e le origini familiari, risale al 325, quando partecipò al concilio ecumenico di Nicea, nelle periferie di Costantinopoli. Questo concilio fu riunito per esaminare la dottrina di un sacerdote di Alessandria, Arius, ex studioso convertito al cristianesimo che, impregnato di filosofia greca e trovando i vangeli troppo semplici, si mise in testa di riscrivere la storia del Cristo in una versione più conforme, secondo lui, alle aspirazioni degli intellettuali. Il risultato di queste speculazioni, che avvelenarono la cristianità per secoli in diverse forme e risorgimenti, fu una negazione pura e semplice della divinità di Gesù, "Figlio di Dio" in senso onorifico, per così dire… È contro queste follie che i padri conciliari redassero il Credo di Nicea, che diciamo ancora, proclamando Gesù "Figlio unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli, Dio da Dio, Luce da Luce, vero Dio da vero Dio, generato e non creato, consustanziale al Padre, per mezzo del quale tutto è stato fatto."
Forse Lucifero era allora un giovane sacerdote, venuto ad assistere ai dibattiti in compagnia del suo vescovo. L'esperienza, che portò alla condanna di Arius e delle sue teorie, lo segnò profondamente. Lo ritroviamo quasi trent'anni dopo nell'entourage del papa Liberio, che gli aveva dato il rango di legato. È in questa veste che Lucifero si recò ad Arles, dove un concilio si era riunito per arbitrare tra l'arcivescovo e il vescovo Ilario di Poitiers. Purtroppo, nel frattempo, e nonostante la morte di Arius, le sue idee avevano prevalso, almeno alla corte imperiale di Costantinopoli. L'imperatore Costanzo II è un arianista militante e intende eradicare il cattolicesimo dall'Impero. Con la forza. Athanasius, che nel 325, allora assistente del patriarca Alessandro di Alessandria, aveva redatto il Credo niceno e non aveva mai smesso di difendere la fede cattolica, ne fu la principale vittima, cacciato dalla sua sede episcopale, esiliato a Treviri, richiamato in Egitto, cacciato di nuovo, a seconda delle fluttuazioni politiche del momento. Lucifero e Athanasius si conoscevano bene e probabilmente erano amici.
Un compromesso disonorevole
Il concilio di Arles è voluto per portare a una condanna dei niceni; sarà così. Ilario è esiliato in Oriente e Athanasius, deposto, una volta ancora, deve nascondersi nel deserto della Tebaide. A tutto questo, Lucifero, che è appena stato nominato alla sede episcopale di Cagliari, oggi Cagliari, in Sardegna, assiste con costernazione, e, poiché è coraggioso, si ribella contro queste decisioni. Senza successo. Non ne ha di più l'anno successivo, durante il concilio che si tiene a Milano, roccaforte dell'arianesimo in Europa, tenuto con mano di ferro dal vescovo eretico Auxentius.
Il peggio deve ancora venire… A Natale del 355, il papa Liberio, a cui manca gravemente la virtù della forza, per risparmiarsi la sorte di Athanasius e Ilario, salvare la sua tiara e sfuggire all'esilio, accetta un compromesso disonorevole con l'arianesimo di Stato e sostituisce la professione di fede nicena con un "credo mitigato", detto credo di Rimini, che nega, o poco ci manca, la divinità del Cristo… Come dirà un giorno San Girolamo, adolescente all'epoca: "L'universo costernato si svegliò arianista."
I grandi difensori del cattolicesimo, imprigionati, esiliati, sono incapaci di reagire e i prelati cattolici ancora in carica sono troppo vigliacchi per ribellarsi.
Questo scandalo non suscita indignazione. I grandi difensori del cattolicesimo, imprigionati, esiliati, sono nell'impossibilità di reagire e i prelati cattolici ancora in carica sono troppo vili per ribellarsi. A una sola eccezione, che gli farà onore: Lucifero di Cagliari. Il vescovo di Sardegna ha questa formula molto dignitosa, che diventerà un motto per i fedeli: "Bisogna morire per il Figlio di Dio." In altre parole, è meglio accettare il martirio che rinnegare la divinità del Cristo. Il martirio, a differenza del legittimo vescovo di Milano, Denis, che morirà per maltrattamenti in deportazione, Lucifero non lo otterrà, ma viene immediatamente deposto, poi esiliato in Siria. Come Ilario, ne approfitta per predicare la sana dottrina alle popolazioni locali abbandonate, il che costringe a spostarlo nella speranza di limitare i danni; viene inviato in Palestina, poi in Egitto, dove forse avrà l'occasione di rivedere Atanasio. E lì, contro ogni aspettativa, i due amici si disputeranno...
Sanzionare o perdonare?
Nel 361, Costanzo II muore, lasciando la porpora a un cugino lontano, Giuliano, che passerà alla storia con il soprannome di Apostata. Giuliano, sopravvissuto, in ragione della sua giovane età all'epoca, al massacro perpetrato da Costanzo e dai suoi fratelli per eliminare potenziali rivali, e che ha visto suo padre e sua madre sgozzati davanti a lui, odia gli ariani. In un primo tempo, prima di osare confessare che, battezzato con la forza, non crede in Cristo e rimane fedele al paganesimo dei suoi genitori, prende le parti dei cattolici perseguitati. Atanasio e gli altri proscritti sono autorizzati a tornare a casa. Tutto lascia supporre — in realtà, le cose saranno più complicate del previsto... — che l'arianesimo ha perso la partita e scomparirà. Tanto più velocemente quanto le autorità imperiali vi contribuiranno usando la coercizione nei confronti dei suoi sostenitori... Deporre vescovi e sacerdoti ariani sarebbe un ottimo inizio. È in ogni caso l'opinione di Lucifero, che le sue prove non inclinano a una grande mansuetudine verso i suoi tormentatori.
Orbene, questa linea di condotta non sarà quella di Atanasio, né di Damaso, che, nel 366, succede a Liberio sul trono di Pietro. Essi preferiscono il perdono e la riconciliazione. Per loro, un arianista che abiura l'eresia deve essere reintegrato nella Chiesa dopo un periodo di penitenza. Questa questione della riconciliazione mina la Chiesa da più di un secolo, esattamente dal 251 e dalla persecuzione di Decio, che, se ha fatto pochissimi martiri, ha provocato un numero record di apostasie tra i fedeli, e persino un clero e un episcopato, mal formati che non hanno avuto il sentimento di tradire il Cristo accettando di sacrificare alla dea Roma, gesto presentato come un'alleanza civica al regime imperiale.
Di fronte a questo crollo massiccio, e in assenza di papa, poiché Fabiano è stato giustiziato nel 250 senza che, nel panico generale, si possa eleggere il suo successore, due correnti si sono delineate all'interno delle comunità: alcuni, guidati da un sacerdote di nome Novaziano, che si vedrebbe volentieri sul trono di Pietro, hanno decretato che la viltà degli apostati non merita alcun perdono e che reintegrarli nella comunione ecclesiale sarebbe un'intollerabile offesa ai martiri e ai confessori che hanno sopportato tutti i tormenti senza vacillare. Quelli che hanno rinnegato la loro fede meritano il fuoco eterno che nessun rimorso, nessuna penitenza potrebbero risparmiar loro...
Lucifero è favorevole alla linea dura
Di fronte a questa posizione drastica, che rischia di disperare migliaia di fedeli, deboli certo ma realmente pentiti, si erge l'arcivescovo di Cartagine, Cipriano, la cui autorità morale è incontestata. Cipriano non minimizza affatto la gravità terribile del peccato commesso, ma invita a esaminare i casi singolarmente, rifiutandosi di condannare con la stessa severità il vescovo, consapevole della portata dei suoi atti che non solo ha abiurato ma ha incoraggiato il clero e il gregge a imitarlo, e il cristiano analfabeta che non ha compreso le poste in gioco, la moglie che il marito ha costretto a sacrificare contro la sua volontà e il marito in questione, i giovani bambini condotti al tempio e mescolati alle pratiche pagane e gli adulti che li hanno portati. Alcuni sono colpevoli, altri no, o appena. E poi ci sono quelli che hanno ceduto umanamente alla paura e ne piangono di vergogna e rimpianto.
Tanto meno si può dannare d'ufficio tutta questa gente, visto che, in alcuni diocesi dell'Africa del Nord, della Spagna, dell'Italia, ciò comporterebbe l'escomunione di intere comunità... Per conciliare giustizia e misericordia, Cipriano ha consigliato pene leggere, o addirittura nessuna pena per quelli che sembrano poco colpevoli, penitenze lunghe, severe, a pane secco e acqua, a volte a vita, per gli altri, con solo la possibilità di essere riconciliati, per i più grandi colpevoli, in articulo mortis... La Chiesa si è allineata al suo parere, il che ha comunque provocato uno scisma con Novaziano, furioso di non essere stato eletto papa, e i suoi amici che si sono modestamente battezzati "i Puri"...
Questa storia, Lucifero la conosce, sa quindi che Atanasio e Damaso seguono una linea di condotta stabilita e collaudata. Essi ritengono cattiva l'utilizzazione della forza pubblica nelle questioni ecclesiastiche, al punto che Damaso non vorrà neppure far deporre i sacerdoti e i prelati eretici, dicendo che la morte si incaricherà un giorno di liberare la Chiesa da loro. Bisogna dire, a favore di Lucifero di Cagliari, che la sua posizione, se non è caritatevole, è lucida. Conosce abbastanza gli ariani per sapere che vedranno nell'atteggiamento cattolico non clemenza e mansuetudine, ma debolezza e ne approfitteranno; non ha torto, il futuro lo dimostrerà. E poi, non deporre queste persone, è abbandonare le loro pecorelle esposte alla loro cattiva dottrina.
Un confessore perdonato?
Atanasio potrà sempre obiettare che si tratta di riconciliare coloro che accettano di abiurare l'eresia, ma Lucifero dubita in blocco della loro sincerità... A sentir lui, un eretico rimane un eretico e meglio non avere a che fare con lui. Nel 362, la rottura tra il vescovo di Cagliari e Roma sfocia nello scisma. In realtà, questo scisma "luciferiano" impressiona più per il suo appellativo, benché non abbia nulla di demoniaco, che per la sua gravità. Colpirà pochissimi fedeli e scomparirà dopo la morte del vescovo, il 20 maggio 371.
Del resto, la comunione ecclesiale è stata mai davvero rotta? Lucifero è sepolto nella sua cattedrale, secondo l'uso, e scavi archeologici, nel XVII secolo, permetteranno di ritrovare la sua sepoltura e l'epitaffio, che non fa menzione dei suoi dissapori con la papatura. Così san Lucifero di Cagliari figura nel martirologio cattolico con il titolo di confessore. Nessuno potrebbe contestarglielo!